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      Colà uscì nel 1766 Del celibato, ovvero riforma del clero romano, trattato teologico-politico del C. C. S. R., e a Venezia, o almeno colla data di Venezia si stampavano le opere più ostili a Roma e alla Chiesa.
      Carlantonio de' Pilati, nato a Tassullo in Val di Non il 1733, insegnò giurisprudenza a Gottinga, poi a Trento, indi lasciò la cattedra per viaggiare Francia, Olanda, Germania, Danimarca, insinuandosi nell'alta società fin a dare pareri a Giuseppe II e Leopoldo II. Quando il Tirolo fu invaso dai Francesi, egli vi tornò presidente al consiglio supremo del Tirolo meridionale, e morì il 27 ottobre 1802.
      Oltre varj libri di affettata giurisprudenza, dettò Dei mezzi di riformare i più cattivi costumi e le più perniciose leggi d'Italia; giacchè il moderar gli eccessi e riformare gli abusi fu sempre il pretesto onde distruggere l'autorità. Dapprima egli non domandava a Clemente XIII che di abolire la mendicità ed altri parziali rimedj, ma nelle successive edizioni invelenì, scagliandosi contro preti, frati, papi con idee più protestanti che giansenistiche; domandando che i principi traessero a sè ogni azione; istituissero collegi, dai quali togliere poi gl'impiegati dello Stato, infondendo così a tutti le idee che il principe vuole. Talora introduce apologhi di mal gusto e anche scurrili, a imitazione di Voltaire.
      E imitazione di Rousseau460 sono le Riflessioni di un italiano sopra la Chiesa in generale, sopra il clero sì regolare che secolare, e sopra i vescovi ed i pontefici romani, e sopra i diritti ecclesiastici de' principi, precedute dalla relazione del regno di Cumba e di riflessioni sulla medesima, stampate a Borgofrancone, cioè Venezia il 1768, che da alcuni si attribuiscono a Giuseppe Pujati, ma i più le assegnano al Pilati. Comincia da un allegorico racconto dei mali che recò a un'isola l'introdurvisi di missionarj, che spacciando per miracolo la loro scienza, svogliano dalla primitiva semplicità, insegnano a fabbricare, aprono scuole, empiono il paese di letterati, mentre la campagna si rende deserta e sentesi la fame: le belle arti si difondono, mentre camminasi alla miseria.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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