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      I missionarj allora predicano dottrine che prima aveano dissimulate; la supremazia del papa; i meriti del celibato, l'utilità delle opere pie, l'indissolubità del matrimonio, la difficoltà del salvarsi, le indulgenze. Da qui un cumulo di vizj, e la necessità di repressioni vigorose e di tribunali, ove i missionarj riescono a impiantare il diritto canonico, a tal fine uccidendo il re per surrogarne un ligio. Poi i frati cominciano a disputare fra sè e massime contro i Gesuiti, tacciati di insegnare il regicidio.
      Ognun vi riconosce il tema allora messo di moda da Rousseau, da Raynal, da Bernardino di Saint-Pierre, d'accusare de' vizj sociali la civiltà, applicandolo specialmente alla religione. E l'autore ne deduce quanto di peggio mai s'argomentò contro le corporazioni religiose, tessendone a suo modo la storia, dando come regola o consuetudine gli abusi, come dottrina cattolica le sentenze di qualche canonista, e sempre protestando che la sola verità lo costringe a parer calunniatore. Non credano i principi che basti distruggere i Gesuiti: gli altri frati faranno altrettanto e peggio; arriveranno fino a ricorrere alla santa sede contro i loro principi, e a ribellare i popoli. Bisogna levare ai frati l'istruzione della gioventù, il confessare, predicare, catechizzare, le loro feste particolari, gli oratorj, e ridurli sotto l'obbedienza dei vescovi. Prima però di distruggere i frati bisogna riformare il clero secolare pei seminarj, pei benefizj; e «lasciar che il papa protesti com'ei vuole, e ch'egli mandi quante bolle gli piace; quella Corte già sa che sono passati i tempi degli Arrighi, e che il lanciare in questi giorni una scomunica contro ad un sovrano, altro effetto non produce che lo sdegno degli uni e le beffe degli altri».
      Deplora che gli Italiani siano ormai soli a subire il giogo della Corte romana, la quale «da più secoli ha precipitata la verità in fondo a un abisso, dov'essa viene da millantamila Cerberi di color rosso e pavonazzo e nero e scuro e bianco e bigio e cenerognolo, per siffatta maniera guardata e custodita, che, se taluno mostra di volersi soltanto dalla lunga a lei approssimare, cotesti mostri incontanente se gli avventano addosso, e l'afferrano e mordonlo e laceranlo, e fannolo miseramente in mille brani». E qui protestando esser cattolico, e perciò astenersi da molte verità, s'avventa contro la religione, mostrando che ne' suoi primordj non correa distinzione fra il popolo e il clero, e svolgendo la disciplina, asserisce l'intera dipendenza della Chiesa dallo Stato, fin a dire: «Chi potrebbe dar torto a' nostri principi s'essi venissero nella risoluzione di non voler più soffrire ne' loro Stati la religione cristiana con alcuni di que' suoi principj, con cui è stata praticata finora, e che però essi ci proponessero di abbandonare o cotesti principj o le loro terre?


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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