» Molto male si può far ne' Concilj, e perciò niuno si dee poter tenerne senza commissari del principe. E via sulle orme del Böhmer, del Lounoy, del Dupin, del Barbeyrac arroga allo Stato il pieno dominio sulla Chiesa, la quale non è che un collegio di fedeli; le toglie il diritto di possesso; le immunità considera come usurpazioni, al par della primazia di Roma; e gli abusi delle indulgenze e gli sbagli delle Decretali, e le trascendenze del fôro ecclesiastico compulsa con molte cognizioni legali e sfoggio di storia a suo modo, desunta da fonti ben conosciute.
Venuto un tempo ove si rimescola ogni fango, anche quell'opera si ristampò a Torino nel 1852.
Suo pur credo il libro Di una riforma in Italia, stampato a Villafranca, cioè Venezia, il 1767, poi ancora il 1770, indi il 1786 colla data di Londra (Lugano) assai cresciuta e coll'aggiunta di venti novelle.
«Io protesto (dice) che sono amico della nostra fede, ma nemico degli abusi che danno il guasto alla nostra Italia. Laonde non temo di poter essere incolpato d'eresia veruna, se non che da qualche ignorante chiericuzzo o da qualche stordito frate, o da qualche maligno spirito». E il capo I che tratta del pontefice e delle leggi canoniche comincia: «Io non intraprendo qui d'attaccare i legittimi diritti del papa, nè di scemare l'autorità delle leggi ecclesiastiche, che alla giustizia, al decoro e allo spirito della vera Chiesa sono conformi. Essendo io cattolico, non voglio scrivere nè consigliare cose che a persona cattolica non si convengano».
Tratta poi della tolleranza religiosa, del clero, dei monasteri, del culto de' santi, delle loro vite, de' libri ascetici; dell'uso de' santi padri; della teologia, degli studj di storia ecclesiastica e diritto canonico; della religione; dei beni ecclesiastici; di mezzi generali per intraprendere una certa riforma.
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