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      A chi stupisse di tanto denaro confidava che, a forza di calcoli, indovinava i numeri del lotto; noi sappiamo ch'era espertissimo nel plasmare gemme e nel falsare monete e cedole; che signori sfibrati e donne avvizzite pagano lautamente chi promette rinvigorirli e rinfiorirle, e che il mondo retribuisce largamente i ciarlatani. Così acquistò fama nella Spagna; poi in Inghilterra, ove processato più volte, seppe sgabellarsene: poi in Russia ove le famigliarità di sua moglie col Potemkin eccitarono la gelosia di Caterina II, che lo regalò riccamente perchè partisse.
      Crebbe di celebrità col legarsi ai Franchimuratori; e avutone del buon denaro per andar a costituire nuove loggie, cessò d'essere un ciurmadore volgare, per darsi grand'aria, vuol genealogia, vuol miracoli, vuol mistero e ammirazione, e al pari della moglie aspira a successi straordinarj. Non contento della solita società massonica, istituì una riforma di essa, detta degli Egiziani, ammettendovi solo chi fosse già appartenuto ad altre loggie; e sotto emblemi e simboli e con lunghi digiuni e diete esaltanti vi s'insegnava che tutte le religioni sono buone egualmente purchè riconoscano Dio e l'immortalità dell'anima; egli intitolavasi gran cofto; ai fratelli assegnava i nomi dei profeti, alle sorelle quei delle sibille, e prometteva condurli alla perfezione mediante il rigeneramento fisico e il morale; cioè trovando la pietra filosofica e l'elisir dell'immortalità, e procacciando un pentagono con cifre scritte dagli angeli, per la cui interpretazione si arrivava alla originale innocenza.
      A Strasburgo, dove aveva ottenuto onori il Borro che tanto a lui somiglia, lungamente indugiossi nel 1780, accolto da chi con ammirazione, da chi con sbigottimento, da chi con devozione; poichè, fra tanti altri programmi, dicea venire a convertire gl'increduli e rialzare il cattolicismo, e che a tal fine Iddio gli avea conferito il dono de' miracoli e la visione beatifica, e realmente fece moltissime guarigioni, e n'ebbe benedizioni infinite.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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