Gl'inquisitori vollero averne qualche saggio, onde escussolo sopra una temeraria allocuzione di lui sulla redenzione, scrissero fedelmente la sua difesa che diceva: «Rispondo che tutto è falso, perchè nel mio sistema primitivo, in tutte le mie operazioni fo gran caso del serpe col pomo in bocca, che è la mia cifra, che denota la causa del peccato originale e di tutte le nostre disgrazie per cotesto: e che la redenzione di nostro signor Gesù Cristo è stata quella che l'ha traffitto, come noi dobbiamo sempre avere avanti agli occhi e nel cuore costui, come gli occhi ed il cuore sono lo specchio dell'anima; e che tutt'uomo deve essere sempre in guardia contro tutte le tentazioni diaboliche, ed in conseguenza credo tutto questo, e la redenzione di nostro signor Gesù Cristo ed avendo sempre fatto osservare questa, non è possibile che io abbia parlato come sopra, perchè sarei andato a disdire tutto quello che ho detto dapertutto».
Interrogato sul catechismo, se ne palesò affatto ignaro. Chiesto se l'uomo abbia potenza sugli spiriti celesti, rispose: «Io credo che, colla permissione di Dio, l'uomo può comandarli, perchè Dio benedetto avanti la sua morte ha lasciata a noi la visione beatificante e divina476, e perchè l'uomo è stato creato a similitudine di Dio, e gli angeli non sono stati creati come l'uomo, ma divinamente».
Eppure molti andavano inebbriati de' suoi discorsi: li conservavano a mente, li ripetevano: lo considerarono come qualcosa più che umana: nelle lettere era chiamato coi titoli che si profondono oggi a Garibaldi; baciargli la mano, prostrarsegli chiedendo la benedizione. Mio maestro; dopo l'Eterno, mio tutto - Mi getto ai vostri piedi consegnandovi il mio cuore. - Qualunque possano essere li vostri ordini sovrani, o mio maestro, gli adempirò collo zelo che dovete aspettarvi da un suddito che vi ha giurato l'obbedienza più cieca.
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