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      Chiuso nel forte di San Leo, posto in cima d'un monte isolato, entro una camera scarpellata nel sasso, dove si scende per una scala a piuoli, e illuminata solo poche ore da un pertugio, non potè più fare miracoli; chiese di confessarsi, e tentò strozzare il Cappuccino per ciò mandatogli, sperando uscire colla tonaca di questo: onde custodito a maggior rigore, più non se ne intese parlare. I Giacobini lo contarono fra i martiri dell'Inquisizione, e m'aspetto che da oggi a domani venga santificato tra le vittime della tirannide romana478.
      A tale irruzione d'errori e di superstizioni in nome della ragione e dei lumi, esclamavano gli spiriti retti. Il buon latinista Jacopo Facciolati dice che al tempo suo, delle cose religiose disputavasi fin nei caffè (viatica): molti preti professavano quel che non479 credevano: duolsi che gli studj teologici fosser poco coltivati in Italia, nessun orientalista in Venezia, e che i principi lascino migrare da noi ai Sarmati il sapere (Lettere). E per verità il secolo xviii fu compassionevole anche perchè, fra tanti attacchi così funestamente frivoli, non comparivano difese abbastanza efficaci: alcuni non faceano che scomunicare, sempre in aria dell'angelo Michele che schiaccia il perverso; altri declamavano retoricamente, come il vescovo Adeodato Turchi; passioncelle da sacristia e l'abbaruffata giansenistica di cui parleremo, occupavano o distraevano il clero, per non dir nulla degli abati galanti, come il Frugoni, il Parini e purtroppo il Casti. Ma non v'è forse scrittore italiano di grido che non movesse querela di tal corruzione. A tacere il buon Metastasio480, il Parini rinfacciava ai giovani signori suoi contemporanei, di trar a quella malsana bevanda481. Lo Zola cantava:
     
      Zendrin, quanti del Nord empi e superbiDottor sorser ben vedi
      Ch'han di vana scïenza un nome vano;


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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