Varie delle opere sue sono specialmente religiose. Nella Liturgia romana antica, stampando tre sacramentarj di san Leone, Gelasio papa e l'antico Gregoriano, pose in chiaro i riti primitivi di Roma a confronto di quelli d'altre chiese. Nel libro De ingeniorum moderatione in religionis negotio porge buoni canoni di critica in fatto di controversie religiose e sul contegno de' censori. Contro Giovanni Le Clerc difese sant'Agostino; opera molto difusa e ristampata, ma in un'edizione parigina essendosi alterate alcune frasi, in modo da far parere che l'autore aderisse alle opinioni gallicane, egli se ne dolse, protestando ammettere assolutamente l'infallibilità del papa. L'immacolata concezione di Maria era già asserita dai più; anzi in Sicilia una compagnia professava il voto sanguinario, cioè di sostenere quell'opinione anche col sangue. Il Muratori disapprovò tale eccesso; del che gli si sollevarono incontro molti, e principalmente il siciliano gesuita Francesco Burgio, col nome di Candido Partenotimo. Il Muratori si difese nel libro De superstitione vitanda col pseudonimo di Antonio Lampridio, ma non che sopire, invelenì la quistione. Anche il libro Della regolata devozione gli suscitò molti oppositori, tra' quali il cardinale Quirini: fin dal pulpito si predicò contro di esso, e fu denunziato alla Congregazione dell'Indice: ma questa, dopo morto l'autore, lo dichiarò immune da censura, e la dottrina di esso pia e cattolica482.
La morale cristiana (De actibus humanis) di Giovanni Antonio Ghio, professore a Torino, fu forse la sola che gl'Inglesi traducessero in loro lingua dopo separati da noi.
Alfonso De Liguori napoletano, da avvocato messosi prete, predicava semplice e chiaro; e austero a sè, mansueto ai peccatori, tutto opere di santificazione e carità, tornò in credito l'educazione popolare, che aveano cessato di dare gli Oratoriani, ed ajutato dal cardinale Sersale, arcivescovo, estese le cappelle serotine sicchè da cento n'avea la sola Napoli con forse trecento uditori ciascuna, ove, terminate le opere del giorno, ai giovinetti impartivasi istruzione morale da maestri laici, secondo un antichissima consuetudine napoletana483, che il secolo nostro osteggia inesorabilmente.
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