Il Liguori lasciò un corso di teologia morale, che divenne classico, procurando l'esatta osservanza de' precetti della Chiesa e di Dio, senz'aggiungere altri obblighi. Fu esaltata forse di là dal merito perchè venne opportunissima a contrapporsi al rigorismo dei Giansenisti, e perchè raccoglie e coordina tutte le leggi ecclesiastiche positive, riuscendo comodissima a quelli che non vogliano faticarsi nel trovare, contentandosi d'applicare. Realmente copia affatto il Busembaum, aggiungendovi qualche erudizione e molte nozioni pratiche per la guida delle coscienze. L'appuntano poi di mancare di chiarezza, di deduzione logica e di sistematica coerenza; nelle controversie non coglie il nodo della quistione, nè sempre mostrarsi esattissimo, p. e. intorno alle restrizioni mentali, all'intenzione morale, al giuramento. Ha pure una storia delle eresie, ma piuttosto a edificazione che ad istruzione; e meglio giova l'Opera dogmatica contro gli eretici pretesi riformati, dove espone ciò che, sovra i singoli punti, fu definito dal sinodo tridentino.
Giuseppe Guerrieri di Cremona, essendogli proibito di amministrare frequentissimo la comunione ad alcune devote durante la messa, ostinasi che questo fosse inviolabile diritto de' fedeli; il vescovo gli impone perpetuo silenzio, ed egli tergiversa, cerca adesioni, fa firmare ricorsi: in fine il papa lo trasferì canonico a Busseto, ma nella enciclica Certiores dichiarò che all'integrazione della messa non era necessario comunicar i fedeli, bensì lodevole lo facciano qualora non si sturbino altri atti di pietà. Altri ci verranno nominati parlando de' Giansenisti.
Tra i filosofi poco abbiamo a gloriarci, lo Scarella bresciano combattè e gli scolastici e gli scettici, conciliando i principj della contraddizione e della ragion sufficiente. Ermenegildo Pino milanese professò rivelata la parola.
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