Egli ci va con esitanza, e si sgomenta davvero quando nell'anticamera scorge il padre inquisitore e il procuratore fiscale. Pure Vittorio l'accolse graziosamente; l'avvertì che potenti nemici teneano l'occhio sopra di esso, e l'accusavano d'ateismo: avesse cura di parlare più temperato; del resto egli eragli riconoscente dello zelo che mostrava per gl'interessi della Corona.
- Se il re mi approva, non curo la disapprovazione di chicchessia: (rispose l'accorto cortigiano) se il re mi biasimasse, tacerei».
Vittorio l'assicurò della sua protezione: tornasse domani. E al domani lo interrogò se conoscesse a fondo i diritti delle due podestà. Il Radicati rispose averne fatto lo studio di tutta la sua vita: e se tutti ne sapessero altrettanto, nessun principe accetterebbe nel suo Stato altra podestà fuor della propria.
- Ma se così operassero, che diventerebbe l'autorità della Chiesa?» dimandò il principe.
- Diventerebbe una chimera qual è veramente».
- Comprendete voi tutto il peso delle vostre parole quando trattate di chimera l'autorità che i papi tengono da Dio?»
- Maestà sì, la conosco, e mi darebbe il cuore di mostrarle che tale autorità, non che venire da Dio, è repugnante al Vangelo».
- Ma diminuendo questa autorità, non si correrebbe rischio di turbare la tranquillità pubblica?»
- Mi permetta vostra maestà di non crederlo, qualora l'impresa fosse assunta da principe saggio quanto Vittorio Amedeo. Il senato di Venezia ha pur potuto mettere freno alle esorbitanze del clero, malgrado i dispareri che nascono nelle assemblee numerose. Quanto più sarebbe agevole a principe, che non dee consultare se non la propria volontà?»
Pochi giorni appresso, il re tornava a chiamarlo, e gli disse come le sue ragioni avessergli fatto colpo, ma per restarne meglio convinto occorreagli di vederle rinfiancate con altre; ed esposte in iscritto per pesarle ad agio: il facesse, e mettesse cura di non asserire cosa senza provarla.
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