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      Secondo la sua teorica, il pontefice dichiara che scopo della vita terrena č conquistare il regno del Cielo. Chi gliel'ha rivelato? chi intese la voce di Dio? e al mondo chi dič principio? Nessuno; č eterno; ha vita inerente alla materia, e produttrice di tutti i viventi; immutabili sono le sue leggi. Essa produsse anche l'uomo, se pur non č eterno: e in lui nulla parla di Dio; dalle bestie non differisce che per maggior grado d'immaginazione e d'esperienza, pei vizj, per la facoltą di errare, e di adorare gli Dei, formati dalla nostra immaginazione.
      Una di queste creazioni della fantasia č il Dio di Mosč, ma questi non parlņ di vita futura, e solo di prosperitą o tribulazioni mondane, accompagnate anche da miracoli, nulla perņ accennando a retribuzioni postume; nč gli Ebrei, nelle varie etą della loro storia ebbero altro concetto che di un regno terreno. Queste dottrine di Mosč concordano con quelle degli Egizj, de' Fenici, dei Greci, e non ne sono punto superiori. Meglio ancora i Romani vagheggiavano la grandezza terrena: e la discrepanza dei profani dai sacri sta solo nelle forme, nelle metafore; concordando del resto nel credere che uno spirito animasse tutto l'universo, una vita sola desse moto agli animali tutti; colla morte, quell'alito ritorna al principio da cui derivņ. La vita spirituale e immortale č invenzione de' pontefici, nč tampoco conosciuta a Tertulliano e a Lattanzio.
      Insomma il Giannone riduce tutto all'anima del mondo di Gassendi e agli atomi d'Epicuro, repudiando fin Cartesio che discerne il nostro essere in anima e corpo, in sostanza estesa e sostanza cogitante.
      Ma prosegue il Giannone, le austere497 tradizioni egizie, conformi alla natura, cioč materialiste, vennero guaste dalle fantasie de' filosofi e poeti greci, onde la filosofia tramutavasi in mitologia, la veritą in favola, e ne nacque tutta l'ontologia degli Ebrei negli ultimi tempi, come de' popoli classici.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantł
Utet
1866 pagine 895

   





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