Mentre prima i vescovi lagnavansi perchè il popolo imponea loro la venerazione di certe persone, dappoi i papi trassero a sè il santificare, col che elevarono grandemente la propria potenza, combattendo l'eresia come la superstizione e l'indipendenza dei re. Fra i celesti si stabilisce una gerarchia di santi, beati, venerabili: e il Giannone descrive il paradiso parodiando Dante, e beffando que' varj spartimenti, dedotti da visioni o rivelazioni. Perchè poi il cielo dei papi non discordasse da quello di san Giovanni, nè fossero superflui la risurrezione e il giudizio finale dacchè le anime erano sentenziate subito dopo la morte, il Concilio di Firenze aggiunse che allora anche i corpi verrebbero glorificati, e dalla semplice visione beatifica si passerà al pieno possesso.
Qui ha luogo lo stato intermedio del purgatorio, colle indulgenze e i giubilei e le espiazioni e la loro riversibilità indefinita.
Dipinto l'inferno, il Giannone conchiude il regno celeste coll'asserire che la Chiesa riprodusse il gentilesimo, con minore genio, minor libertà e umanità; e una morale ridotta a pratiche, a genuflessioni, a pellegrinaggi.
Veniva ultimo il regno papale, cioè il governo della Chiesa, ma o nol fece o andò perduto: da tutta la Storia sua però e dai manuscritti si può argomentare come voleva mostrar il sacerdozio quale una continua usurpazione sopra i diritti del principato, in dieci periodi. Addita in Roma tutte le superstizioni di cui è incriminato il medioevo, e mostrando come i grandi fossero divenuti tali collo sprezzarle o servirsene, vorrebbe indurre a far altrettanto colla religione nuova. Per incoraggiare la Casa di Savoja nella lotta contro il papa, scrisse discorsi sulle Deche di Tito Livio, imitando non tanto il Macchiavello quanto il Toland, che poc'anzi vi avea cercato il culto della natura e la religione degli istinti.
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