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      Anche un frà Cimino napoletano, cancelliere del sant'Uffizio in Siena, avea fatto cogliere e battere un cittadino, si disse per togliersi da' piedi l'impaccio ad una sua tresca. Il capitano di giustizia lo pose in carcere: e perchè riuscì a fuggire, vennero condannati i suoi complici, e convenuto di non ammettere più al sant'Uffizio che nazionali. Già nel 1738 erasi proibito ai famigli del sant'Uffizio di portar le armi, e stabilita la censura de' libri indipendentemente da esso. Questo se ne lagnò come fa sempre chi perde un potere, e dichiarò proibito ogni libro che non avesse il suo visto; induceva gli editori a sottoporgli le stampe; e il governo arrestò questi libraj, tanto più perchè il clero aveva anche in istampa avversato la tassa sul macino504.
      Il conte Emanuele di Richecourt, capo della reggenza di Toscana, veduti i casi del Crudeli e di frà Cimino, nel 1744 fece schiudere le carceri dell'Inquisizione e sospenderne d'esercizio: poi si concordò con Roma di ristabilirla, però al modo di Venezia, cioè coll'assistenza di alcuni laici, e specificando i casi, che fossero di sua competenza. Infine Pietro Leopoldo la abolì il 15 luglio 1782 «usando dei mezzi che la podestà suprema ci somministra per mantenere e difendere la nostra santa religione nella sua purità»; con l'obbligo di consegnar gli archivj, e le carte ai vescovi «che soli hanno ricevuto da Dio il sacro deposito della fede».
      Anche a Napoli l'Inquisizione romana non cessò d'operare per mezzo dei vescovi, che dichiarava suoi delegati, finchè sotto Carlo d'Austria ne fu spento ogni vestigio, volendo che in avvenire «nelle cause di fede si proceda dagli ordinarj per la via ordinaria, conforme si procede negli altri delitti comuni, e sta disposto ne' sacri canoni»505.
      Malta può riguardarsi come isola italiana sì per la lingua che v'è comune, sì per la dipendenza che ebbe dal regno di Napoli.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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