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      La meno rea fu certo la savojarda, che, sbollite le ire di Vittorio Amedeo II, tessè varj accordi. Che se colle istruzioni 20 giugno 1755 fu vietata la lezione propria di Gregorio VII, «con altri infiniti libri maligni e sediziosi non meno di quelli che tentano di rendere al papa soggetta la podestà temporale de' principi, insegnando che i medesimi, quando sono scomunicati, non si possa obbedire di coscienza, o che al papa spetti il deporli, o sciogliere, i popoli dal giuramento di fedeltà»518; è a ricordare come si concordò sarebbero liberi i vescovi di tenere sinodi, promulgare costituzioni, andare a Roma quando volessero, erigere benefizj, riservare e modificare i titoli di patronato; le curie vescovili tenessero uscieri proprj e notaj con attribuzioni eguali ai notaj regj, e proprie prigioni; e giudicassero i reati di bestemmia, eresia, furto di vasi e arredi sacri, poligamia, profanazione delle feste; ammesse le appellazioni alla santa sede in tutti i casi dal diritto canonico indicati; al regio exequatur fossero solamente soggetti i documenti che provenissero da paesi forestieri, mentre i prelati dello Stato rimanevano indipendenti da ogni censura e revisione; eccettuate fossero dal regio exequatur le bolle dogmatiche, le bolle ed i brevi morali, o relativi ad indulgenze e giubilei, e quelli della sacra penitenzieria e le lettere informative della congregazione dei cardinali. Anzi Vittorio Amedeo III vietava di scrivere nè pro nè contro la bolla Unigenitus e le quattro proposizioni gallicane, nè lasciava andare i suoi giovani alla giansenistica Università di Pavia.
      Ormai dunque contro il pontefice non sorgeano più individui ereticali, bensì i re medesimi, lo Stato; il pensiero riottoso erasi annicchiato nelle secreterie; con uscieri e gendarmi lottavasi più che con teologi; la riforma non toccava il dogma, ma sbizzarriva sulla morale, sulla disciplina, sulle leggi: nè trattavasi della libertà delle coscienze o dei popoli, sibbene della libertà dei re.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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