- S'è confessato da frà Martino. - S'è comunicato con tutti i fedeli. - Alla Trinità de' Monti disse le ore delle tenebre in coro coi frati. - A san Pietro stette in coro col rituale in mano. - Fece la scala santa».
I signori raccontavano ch'e' si divertiva a guardare i tavolini di giuoco; che s'accostava a tutte le dame, anche le vecchie; che alla cena dai Corsini spiegò il tovagliuolo, e spartì il pane, e ne offrì a una signora; che non prendea mai rinfreschi; che a' suoi pranzi spendeva cinquecento scudi il giorno, che danzò all'incantevole ballo mascherato del palazzo di Venezia.
Di più ne diceano i prelati e i loro camerieri; e di quando addomandò di fare cinque soli passi entro la clausura del conclave, e vi penetrò col fratello; e di quel che disse a ciascun cardinale e di ciascun cardinale; delle domande, che affollava, e a cui non attendea risposta. E il vulgo povero e il ricco, sempre curvo agli idoli del giorno, gli gridava: «Viva l'imperatore. Siete in casa vostra. Il padrone siete voi».
Lorenzo Ganganelli, che allora succedette col nome di Clemente XIV, fu sfigurato da amici e da nemici; dagli uni come intrepido distruttore de' campioni della santa sede; dagli altri come vittima dell'intrigo e delle paure. Degli scrittori di moda dicea: «Col combattere il cristianesimo ne mostreranno la necessità»; di Voltaire: «Non bersaglia sì spesso la religione se non perchè essa lo importuna»; dell'autore del Sistema della natura: «È un insensato il quale crede che, cacciato il padrone della casa, potrà assettarla come gli garba».
Vedendo i re minare il trono papale d'accordo coi nemici loro stessi, dicea: «La santa sede non perirà, perchè è la base e il centro dell'unità, ma ritoglierassi ai papi quanto a loro fu dato»; e in tal persuasione lasciava che i re lentassero più sempre i vincoli che stringevano le nazioni a Roma.
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