Se i vescovi faceano rimostranze contro le regie prepotenze, egli si rimetteva alla loro prudenza; facessero in modo che non v'apparisse istigazione del papa522. Cessò di promulgare la bolla In Cœna Domini, sperando colle condiscendenze indurre i principi a desistere dal chiedere l'abolizione dei Gesuiti; ma per quanto pregasse, blandisse, si tenesse invisibile, si mettesse malato, minacciasse abdicare, i Borboni non gli concedeano tregua, nè rispondeangli se non «Abolite i Gesuiti». E dovette farlo per amor della pace della Chiesa, e sant'Alfonso di Liguori, esclamava: «Povero papa! cosa poteva fare?». Il Ricci loro generale fu chiuso in Castel sant'Angelo perchè denunziasse le smisurate ricchezze che la Società dovea possedere, e che non apparvero nè allora nè poi. Ai membri di quella Compagnia impose obbligo di non difendersi; onde i persecutori ebbero bel campo a insultarli; i filosofi, tripudianti di questa condiscendenza come sintomo della totale rovina della Chiesa, a questa rinfacciavano di rinnovare contro poveri religiosi le persecuzioni dell'Inquisizione. Erasi assicurato che, col distruggere i Gesuiti, si restituiva la primitiva purezza alla religione, e la riconciliava coi progressi del secolo: fra venticinque anni fu dichiarato non solo abolito il cattolicismo, ma Dio. Si era detto che cessava la scellerata dottrina del regicidio; e mai non fu, come dopo d'allora, praticato non solo ma giustificato523. I principi credettero aver dimostrato che ormai poteano ogni loro volere: ma invece la demagogia si sentì trionfante quando vide la tutrice dell'autorità ridotta a dar soddisfazione alle grida tumultuarie delle piazze, e alle non meno ignobili de' gabinetti524.
Più tardi un pontefice, per domanda unanime delle potenze, ripristinò quella Compagnia, che per unanime domanda delle potenze era stata distrutta: e che, anche nelle tanto cangiate forme, infonde ire e paure; e sulla quale si disse e si scrisse tanto, che l'uomo rimane indeciso se abbia più giovato o più nociuto alla civiltà e alla Chiesa.
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