Ma allora, come altre volte, il titolo di gesuita si applicava a chiunque mostrasse maggior dottrina e zelo per la verità e le tradizioni; e tolti via que' campioni, le armi si diressero contro le altre corporazioni religiose, poi contro tutto il clero. Questo, sbigottito dalla vulgare opinione, armata di pubblicità, di concordia, d'ingiurie, di riso, perdeva il coraggio; e se la pietà dominava nel maggior numero, e conservavasi anche nei dotti, mancava lo zelo della persuasione e la franchezza d'affrontare il rispetto umano. Pertanto non disputavano di peccato ma di vizio; non di precetti divini ma di morale filosofica, e schivando di citare la Scrittura, foggiavano le prediche secondo il raziocinio e il buon senso, vestendole col linguaggio pulito del tempo, e cercando, non di sbigottire come in una missione divina, ma di convincere come in un'arringa, escludendo non soltanto il mistero, ma fin il sublime della rivelazione, restringendola a porgere motivi alla morale.
Il nuovo pontefice Pio VI nell'enciclica sua prima professava che «uno sfrenato filosofismo scioglie i vincoli sociali degli uomini fra loro e coi sovrani, ripetendo che essi son liberi, che è stupidità in curvarsi alle leggi, che la concordia del sacerdozio coll'impero è una barbara cospirazione contro le libertà naturali»; ma sentì troppo ch'era omai vano e il resistere e il cedere. Bell'uomo, e compiacendosene, di maestoso portamento, di modi graziosi, tutto decoro ne' ricevimenti, nelle funzioni, nelle benedizioni; gran tempo consumava all'abbigliatojo e alla digestione: crebbe il museo Pio Clementino, migliorò il porto d'Ancona e gli acquedotti di Terracina; ma con iscrizioni pompose volea rammentati i suoi benefizj, tra i quali fu insigne il prosciugamento degli stagni ferraresi e delle Paludi Pontine; irritavasi facilmente alle contraddizioni, e di gravissime gliene vennero in un tempo ove l'autorità pontifizia era subìta piuttosto che accettata.
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