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      Il rito, la forma di un culto non isboccia bell'e formato come Minerva dal cranio di Giove: il Sole in primavera non ha ancora squagliato i ghiacci, fatto schiudere l'erbe e colorire i fiori: eppure è quello stesso che ci arde in luglio. Prima quel culto dovett'essere tributato all'apostolo; vennero poi i martiri, poi altri santi la cui glorificazione erasi manifestata forse maggiormente di alcuni, ben più vicini al Salvatore. Qui si venera il santo che vi nacque, vi morì, vi apostolò, vi operò un prodigio della grazia o della carità: là è la tomba d'un altro, gli stromenti del supplizio d'un martire, un'apparizione, una rivelazione. Son memorie, insite alla natura umana siccome tutto quanto ricorda le geste degli eroi, de' benefattori della patria; c'è la ammirazione pel dottor della Chiesa, c'è la compassione pel martire, c'è la compunzione pel penitente. In ciò tutto v'è qualcosa che decade, v'è qualcosa che sottentra: han luogo l'entusiasmo e il tepore, giacchè tutto quaggiù è vita, è movimento, cioè cangiamento continuo.
      Giuseppe, lo sposo di Maria, è un santo che appartiene ancora all'antico e già al nuovo Testamento; fu il più vicino a Cristo; la Chiesa primitiva gli ebbe una venerazione implicita, eppure il suo culto cominciò tardi; cominciato che fu, tutti l'abbracciarono coll'ardore che conveniva allo sposo di Maria.
      E Maria? non v'è dubbio che la devozione ad essa fu ampliata assai, dai primi tempi quand'appena trovasi nominata, infin quando Pio IX ne definisce come di fede la immacolata concezione. Il tipo di lei, dai rozzi tentativi delle catacombe sino alle meditate aspirazioni del Minardi si trasforma oh quanto, eppure senza cangiarsi.
      Già nella prima scena del mondo, quando il seduttore corrompe l'umanità, è vaticinato che un'altra donna schiaccerà il capo del serpente.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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