Di che importanza non sono per chi le scrive e per quello cui son dirette le espressioni delle lettere amorose! Fate che un indiscreto le colga, che cadano sotto gli occhi d'un indifferente, che acquistino la pubblicità d'un giornale o d'un giudizio, parranno scempie, o esagerate. Or la fede è il cuore che sente, non la ragione che pruova.
Tanto avviene della devozione, qualora vogliasi anatomizzarla con fredda critica; e atti e parole di supremo affetto per chi le usa, possono, direi devono incontrare la disapprovazione o la beffa di chi le analizza; che se furono adoprate da qualche persona di eminente santità, divengono venerabili al popolino, la cui religione tien sempre qualche cosa di vulgare, sempre qualche mistura di fanatico o di superstizioso.
Non mi dite che appunto il dovere del pastore è di correggerla, appurarla. La snaturereste. I pastori vegliano perchè non trasmodi; ma essi non ne sono gli autori; e se volessero imprimere tutti i moti a misura, la ucciderebbero. La devozione, perchè sia universale, deve abbracciare tutte le intelligenze, tutti i sentimenti; direi che bisogna si pieghi agli istinti per poterli emendare. Gli è perciò che trovansi unite le sublimità del culto con ingenuità, che oserei chiamare puerili, delle pratiche.
Riflessioni simili avrà certamente fatto più d'uno, allorchè il Ricci a certe particolari devozioni particolare guerra movea.
Del cuore, come sede degli affetti, parlano più volte le sacre scritture, anche riferendolo a Dio. Tanto più poteasi applicare a Dio umanato; e non sarebbe difficile trovare negli scrittori sacri allusioni al cuor di Gesù. L'immagine poi, sotto cui ora è presentato, troviamo distintamente indicata da san Francesco di Sales in una lettera del giugno 1611, ove alla beata Francesca di Chantal descrive l'insegna che vorrebbe dare al nuovo Ordine delle Visitandine.
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