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      Al Ganganelli succeduto Pio VI, i due bresciani dovettero partirne dopo sei anni; ma i duchi austriaci li chiamarono professori a Pavia. Lo Sperges, referente per gli affari d'Italia a Vienna, fece dare a ciascuno quaranta zecchini per le opere che aveano presentate al trono, poi quartiere e un assegno nel Collegio Germanico Ungarico, e allo Zola mandò libri opportuni a' suoi studj. Questi nel seminario teologico, che dicemmo da Giuseppe II sostituito ai seminarj diocesani, pubblicò un'orazione del Non dissimular i mali nella storia ecclesiastica, poi i Prolegomeni dove indica le fonti della storia ecclesiastica, con un bel parallelo tra il Fleury e l'Orsi. Ne' Commentarj delle cose cristiane prima di Costantino confuta molti errori de' Protestanti, e specialmente sul piccolo numero de' martiri. Ai varj trattati anteponea sempre dissertazioni storiche, come quella sugli errori intorno alla Grazia; sempre in latino terso, ma pesante. Difese Arnaldo da Brescia, ma avendo il conte Bettoni da Brescia proposto un premio a chi scrivesse novellette ove s'insegnasse la morale, prescindendo non solo dalla religione, ma da Dio, lo Zola il disapprovò in lettera del 15 settembre 1775. I gravi lavori interruppe per sostenere il Tamburini, ed a vicenda si fiancheggiavano, egli con più erudizione, questi con più fuoco, e molto contribuirono a formare una generazione di sacerdoti, ligi all'autorità secolare qualunque volta volesse soperchiare la ecclesiastica.
      Nell'Analisi delle prescrizioni di Tertulliano (1781) il Tamburini portava all'eccesso la regola desunta dalla tradizione scritta, mentre attenuava l'autorità della Chiesa viva e parlante, e alla fede surrogava la storia e la critica, rimovendo così l'elemento sopranaturale dell'infallibilità della Chiesa, che non dipende da ragionamenti umani, sibbene dal perenne oracolo dello Spirito Santo.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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