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      Proponeasi pure che tutti si conformassero alle dottrine di sant'Agostino sopra la Grazia. E perchè non restasse dubbia l'intenzione, il quinto punto esprimeva doversi «rivendicare all'autorità de' vescovi i diritti originarj loro, statigli usurpati dalla Corte romana abusivamente».
      Non è da credere che tutti accettassero questi punti colla sbadataggine dei tempi, in cui i caratteri sono snervati; ed oltre i molti opuscoli stampati «in Ferrara, in Assisi, in Roma, non contro il Ricci solo, ma contro il gran duca e la maestà dell'imperatore, e col ministero de' frati divulgati per tutta Italia»546, nell'archivio Ricci trovammo delle controsservazioni di granpeso (al N° 28); fra il resto mostrando che sant'Agostino è degno d'ogni venerazione, ma la Chiesa non riconosce l'infallibilità in nessun dottore dopo gli apostoli. I vescovi di Colle e di Chiusi obbedirono, raccogliendo subito i sinodi diocesani, e decretandovi secondo l'ispirazione del granduca; ma quello che il Ricci adunò, segnò gran posto nella storia ecclesiastica col titolo di sinodo di Pistoja. V'invitò quanti in Italia favorivano il partito che diceasi regalista; quali il genovese Eustachio Degola (1761-1826) difensore di frà Paolo, e dappoi amico del famoso vescovo Gregoire e compilatore degli Annali politico ecclesiastici, ove sosteneva la religione esser fondamento della libertà547: Vittorio Sopransi milanese carmelitano, critico severo delle omelie del vescovo Turchi; il Pujati suddetto, professore a Brescia e a Padova, autore di moltissimi opuscoli e traduzioni sulle controversie del giorno548; i fratelli Cestari, l'orientalista padre Giorgi, il torinese Gautieri filippino, l'astigiano Vallua, Benedetto Solari vescovo di Noli, il Cadonici di Cremona, i bresciani Guadagnini, Zola, Tamburini; Martin Natali professore al portico teologico di Pavia; i toscani abate Tanzini di Firenze, Fabio de Vecchi di Siena, Ricasoli549 ed altri, ne' cui scritti innumerevoli550 non mancano le cognizioni teologiche, nè le storiche nè le sociali, bensì l'elevazione interiore e quello spirito di carità e rispetto filiale che si vorrebbe sempre nelle quistioni ecclesiastiche.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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