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      Presidente al concilio il Ricci, vicepresidente Giuseppe Paribeni professore dell'Università: il Tamburini, promotore e anima di quel sinodo, disse l'orazione inaugurale, e col Palmieri ebbe l'incarico di redigere i decreti. Si cominciò col recitare i salmi lxviii Salvum me fac e lxxviii Deus venerunt gentes; del resto ogni passo fu dato sulle orme degli appellanti francesi. È superfluo dire che ciascun punto vi era discusso con gran varietà, e da taluni con un'audacia che strisciava all'eresia; e si faceano correzioni, variazioni, proteste.
      Molto vi si dissertò sopra la natura e gli effetti della Grazia, e furono accettate le dottrine che attribuivansi a sant'Agostino, e la fede esser la prima grazia, proposizione condannata dalla bolla Unigenitus: adottando secondo Bajo e Quesnel, la distinzione dei due stati e due amori, l'impotenza della legge di Mosè, la dilettazione dominante della Grazia e l'onnipotenza sua, e la poca efficacia del timore. L'indulgenza assolve solo da penitenze ecclesiastiche, e il tesoro soprarogatorio de' meriti di Gesù Cristo e la sua applicazione ai defunti son invenzioni degli scolastici: come è baja il limbo de' bambini.
      Per la confessione è abolita la riserva de' casi: e la scomunica non ha altra efficacia che esterna.
      Intorno all'Eucaristia si fece un'estesa e sviluppatissima professione. «E poichè si è introdotta nel popolo la falsa opinione che quelli che somministrano ad un prete una elemosina colla condizione che questo celebri una messa, percepiscono dal sacrificio un frutto speciale, il sinodo comanda ai parroci d'insegnare al lor gregge che il sagrificio della messa è d'infinito valore, ma che l'applicazione dei frutti di esso dipende da Dio, e che la maniera di parteciparvi maggiormente si è di unirsi con ferma fede e con spirito penitente e acceso di carità col sacerdote nell'offrirlo; che essi avranno il merito dell'elemosina quando l'abbiano fatta per spirito di carità; poichè Dio non riguarda il dono, bensì la pietà del donatore».


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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