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      Nel matrimonio pregavano il granduca a dichiararlo contratto civile, ma metteano la necessità della benedizione, che conferisce la grazia necessaria a sostenere il peso conjugale. I principi possono stabilirvi impedimenti.
      Nelle sette sessioni fu decretato che i vescovi sono vicarj di Cristo, non del papa; e da Cristo immediatamente tengono le facoltà per governare la loro diocesi, onde non si può nè alterarle nè impedirle: anche i semplici preti hanno voce deliberativa nei sinodi diocesani, e al pari del vescovo decidono in materia di fede. La Chiesa non può introdurre dogmi nuovi, nè i suoi decreti sono infallibili se non in quanto conformi alla sacra scrittura e alla tradizione autentica.
      Nelle chiese vi abbia un unico altare, non quadri che rappresentino la santissima Trinità in attitudine mondana; non si veneri un simulacro più che l'altro; non il cuore carneo di Cristo; facciasi in vulgare la liturgia e tutta ad alta voce. Ogni fedele deve leggere la sacra scrittura, a tal fine volgarizzata. Proponeasi di ridurre i monaci a un Ordine solo, ed escludere i voti perpetui.
      Il capo X versa tutto sul giuramento, ed è notevole come il Ricci, proponendo poi una legge pel granducato dicesse: «Non è parso conveniente introdurre il giuramento di fedeltà de' vescovi. Ogni suddito è astretto a questa fedeltà e soggezione al suo principe anco per dovere di coscienza: l'obbligo è più forte per un vescovo»551.
      Repudia molte definizioni dogmatiche degli ultimi secoli, quali abusi d'autorità che la divina provvidenza ha permessi per tentazione e prova dei suoi servi; sarebbe nuovo abuso dell'autorità il trasportarla oltre i confini della morale e della dottrina, estendendola a cose esteriori, e colla forza esigendo quel che dalla persuasione e dal cuore dipende, attesochè il divino Redentore ha ristretto tutte le facoltà della Chiesa allo spirito.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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