Che si debbono invocare i santi e venerare le loro reliquie, e le loro immagini. Confesso che nostro Signore ha lasciato nella sua Chiesa la facoltà di assolvere dai peccati, per enormi che possano essere, e di accordare le indulgenze. Io riconosco la santa Chiesa cattolica apostolica romana essere la padrona e la madre di tutte le chiese, e prometto e giuro obbedienza al pontefice romano, successore di san Pietro principe degli apostoli e vicario di Gesù Cristo. Io faccio professione di tutto quello che è stato determinato dai Concilj generali, e massime dal sacro Concilio di Trento intorno al peccato originale e alla giustificazione. E insieme detesto, riprovo e condanno quanto è contrario a quelli, e generalmente tutte le eresie che furono condannate dalla Chiesa, protestando che io voglio vivere e morire nella fede che abbraccio presentemente mediante la grazia di Dio. Ciò prometto e giuro; e così mi ajuti Iddio e i suoi santi evangelj, che io tocco».
Il granduca, nella circolare 26 gennajo 1786 chiariva di «considerare come suo primo e principale dovere il procurare che l'esercizio della nostra santa religione sia purgato dagli abusi e pregiudizj e da tutto ciò che impedisce che la medesima venga ricondotta alla sua vera e giusta perfezione, semplicità e splendore». Pertanto dalla real villa di Castello seguitava con giornaliera sollecitudine ogni passo del sinodo: allontanò il Marchetti ed «altri imbroglioni» che poteano mettere di mezzo le pretensioni romane: traeva ragione di rallegrarsi dal vedere i più attenersi puntualmente alla sua circolare, e sebbene non mancava chi resistesse, stimò potersi fidare a convocare un Concilio nazionale, cioè di tutta la Toscana, per fissare stabilmente e uniformemente in tutto lo Stato uno piano uniforme di dottrina e di disciplina ecclesiastica.
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