Pagina (569/895)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Diffidavano dell'esito le persone meglio avvedute, e nominatamente il senatore Gianni, il più liberale fra' consiglieri del granduca, ma per disporlo lo persuase che nel 1787 chiamasse i tre arcivescovi e quindici vescovi nel palazzo Pitti ad una conferenza preparatoria ove potessero menare consultori e canonisti, purchè non frati553. Ivi pure il Ricci propugnava continuo le dottrine giansenistiche, presentava come modello il sinodo scismatico di Utrecht del 1663, ed esortava i vescovi a imitarlo, accettando i curati come giudici, e premuniva contro gli intrighi della Corte di Roma che adoprerà i monaci e il nunzio per mandare l'opera a vuoto, attribuiva ogni autorità al principe, o almeno agguagliavala a quella del sinodo tridentino col professare che si operava «in conformità di quanto ha prescritto quel sinodo, e degli ordini e istruzioni sovrane veglianti nel granducato».
      Ma non vi trovò tanta adulazione come a Pistoja, e savj oppositori non lasciarongli attuare i progetti: e il granduca sciogliendo l'assemblea, con severe parole non dissimulò ai vescovi d'andare poco soddisfatto perchè avessero secondato le sue intenzioni.
      «Calvino invade l'Italia», diceano i timorati. «Finalmente si vedrà repressa la tracotanza de' papi», diceano i regalisti. Ma da una parte molti ecclesiastici repugnavano al preteso ripristino de' vescovi negli antichi diritti e al nuovo giuramento; dall'altra sulla scena, fra vescovi e cortigiani, intrometteasi un attore nuovo, quel che a vicenda si divinizza col nome di popolo, si vilipende col titolo di vulgo. Nelle Fiandre si era esso furiosamente levato contro le innovazioni religiose, introdotte colà pure da Giuseppe II, oltraggiò i professori del nuovo seminario, ruppe alfine in aperta rivolta. Anche in Toscana, mentre i discoli buffoneggiavano quelle controversie554, il popolo, affezionato alla religione degli avi, di sinistro occhio avea guardate quelle riforme del Ricci; il quale, gonfiato dall'aura principesca, facea recitare in vulgare i salmi, cambiava il fructus ventris nell'Ave Maria, alle litanie della Beata Vergine sostituiva quelle di Gesù, levava gli ornamenti preziosi dalle chiese, spogliando il culto del suo splendore e interrompendo pratiche care alla pietà, quale la funzione della notte di Natale.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





Gianni Pitti Ricci Utrecht Corte Roma Pistoja Italia Fiandre Giuseppe II Toscana Ricci Ave Maria Beata Vergine Gesù Natale