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      E del Gerdil credeasi lavoro meditatissimo questa bolla. Prima d'emanarla erasi invitato a Roma il Ricci per iscagionarsi; egli non v'andò; pubblicata che fu, denunziolla al Governo toscano come attentatoria ai regj diritti. Perocchè, abbandonato dal popolo, dai pensatori, dagli ecclesiastici, egli s'appoggiava affatto al granduca, al Governo. Fin dal primo tempo che fu accusato di eterodossia, aveva diretta al granduca una difesa «di quelle verità che l'ildebrandismo chiama eresie». Al modo stesso Febronio si professava cattolico: ma quando Roma lo condannò, il 27 febbrajo 1766, oppose che la Corte di Vienna e auliche magistrature l'aveano approvato.
      Fallita l'idea del Concilio, il Ricci propose al granduca una legge, nella quale ordinava secondo le idee pistojesi tutto quanto concerne la Chiesa, con arbitrio cesaresco e con sanzioni rigorose, fin a proibire a qualunque stampatore di pubblicare libri o fogli che trattassero di tali materie555.
      Stampò anche un'apologia: il granduca, ormai unico suo sostegno, mandò in esiglio il Marchetti, autore delle Annotazioni pacifiche, e cercò gli autori del Dizionario Ricciano, ove di sarcasmi e celie opprimevasi il vescovo; ad istanza del Ricci fe pubblicare gli atti del sinodo; e anche dopo divenuto imperatore, raccomandava di tenere man forte nella diocesi di Pistoja contro gli emissarj e gli aderenti di Roma, cioè quelli che voleano ancora esercitar le devozioni al modo avito, e sepellire i loro morti con croci e lumi. Fatto è che il Ricci rinunziò, e il suo gregge ne fu lieto556.
      Esso Ricci durava in assidua corrispondenza coi prelati che più mostravansi avversi ai diritti papali: al conte di Bellegarde vescovo, e così al Colloredo arcivescovo di Salisburgo offriva di diffondere le opere in quel senso; col Gregoire consolavasi che «mercè di lui, una sacra filosofia cristiana va a succedere alla superstizione e all'irreligione che afflissero la Chiesa di Gesù Cristo» (10 marzo 1794): e il 14 giugno 1794 in cattivo francese «Il papa è ora alla Certosa di Firenze.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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