Poichè quantunque la forma del governo venga originariamente dalla scelta e dal consenso dei popoli, nondimeno l'autorità del sovrano non viene dal popolo, ma da Dio solo. Perchè ha bensì dato Iddio al popolo la podestà di scegliersi un governo, ma in quella guisa che la scelta di quei che eleggono il vescovo, non è quella che lo fa vescovo, ma fa duopo che l'autorità pastorale di Gesù Cristo gli sia comunicata per mezzo della ordinazione, così non è solo il consenso dei popoli che fa i sovrani legittimi, e dà loro un vero diritto su i sudditi; onde è che l'apostolo non chiama i principi ministri del popolo, ma di Dio, perchè da lui solo riconoscono la loro autorità. Fatta poi una volta la scelta del governo, l'autorità legittima di fare le leggi risiede unicamente, e privatamente nel sovrano che lo amministra. Questo negli Stati successivi non muore giammai, ma perpetuandosi l'esercizio di sua autorità nei legittimi successori, ci obbliga a rispettare sempre in essi la immagine visibile dell'autorità di Dio invisibile. La Religione che, lungi dall'essere alla ragione contraria, anzi tanto la perfeziona quanto ne è superiore, di così sfavillante luce ha rivestito queste verità, e con tanta chiarezza in tutta la loro estensione a tutto il mondo le ha proposte, che ignorarle è colpa, e il tentare di alterarle, e porvi dei limiti non può essere che effetto di una fina malizia».
Pure quando al clero francese fu imposto di dare il giuramento alla costituzione civile, ai vescovi che ribellavansi al papa egli aveva indirizzato una Risposta ai quesiti sullo stato della Chiesa in Francia, propugnando i decreti dell'Assemblea Costituente. Al mutar dunque delle cose egli aderì ai nuovi governanti; e mostrò loro altrettanta devozione quanta agli antichi padroni. Ciò si chiamava civismo allora, italianismo adesso.
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