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      ». Altrettanto esprimeva al Gregoire nel gennajo seguente. In fatto egli, che avea ricusato accettare la bolla dogmatica «non potendolo secondo le regole della Chiesa», quando fu in carcere dichiarò accettarla «non altrimenti che inerendo alle regole della Chiesa»; cioè con un sottinteso, che spiega poi dicendo: «La pace pubblica della Chiesa e dello Stato esigeva un rispettoso silenzio sulla bolla Auctorem: tanto intesi di promettere nella sommissione, che professai secondo le regole della Chiesa. Io mi credei in dovere di appigliarmi a questo compenso seguitando il sentimento del grande Arnaldo, che fu il fondamento e la base della pace di Clemente IX».
      Continuava dunque nello stile de' suoi, non negando l'infallibilità del papa, ma sofisticandone i modi: volendo ch'egli decidesse di concerto con tutta la Chiesa, e con certe regole canoniche558; rendendo insomma il suddito giudice degli atti e della coscienza del superiore; e anche dopo la condanna persistette a supporre savj quelli soltanto che aderissero al suo conciliabolo559.
      Tristo a chi si crede costretto a mutare tono colla politica! sciagurate le palinodie! Un nuovo ordine di cose impiantavasi sulle rovine dell'antico; le repubbliche divenivano regni e principati; all'ombra di nuove vittorie adunavasi un conclave, dove il Gerdil, autore della bolla contro il Ricci, sarebbe uscito papa se non metteagli il veto l'Austria560; e il nuovo pontefice Pio VII andava in Francia a coronare Napoleone, che, dopo venuto in Italia ad abbattere i troni egli altari, altari e troni avea rialzati. Allorchè, reduce da quell'atto, Pio VII passò da Firenze il 1805, il Ricci gli presentò nuova protesta «di non aver mai avuto altri sentimenti che quelli definiti dalla «bolla di Pio VI; non sostenute nè credute le proposizioni enunciate nel senso giustamente condannato nella surriferita bolla, avendo sempre inteso che, se mai qualche parola o parole avessero dato luogo ad equivoco, fossero subito ritrattate e corrette».


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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