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      Al venir dei Francesi, il Tamburini ballò cogli altri attorno all'albero, cantando «Viva l'Università, figlia della ragione e madre della libertà»563, e presentò la sua Introduzione alla filosofia morale all'amministrazione della repubblica cisalpina, professando, come al tempo dei duchi, i diritti sovrani sopra la Chiesa, e che «vescovi e preti non hanno propriamente se non una direzione nel puro ecclesiastico» (pag. 330).
      Al tornare degli Austriaci nel 99 il Tamburini sofferse della riazione e dei rigori del vescovo Nani; poi Napoleone lo ricollocò all'Università a dettare la storia delle leggi e della diplomazia. Riguardato come caporione dei Giansenisti, onorato dagli scolari, distinto dagli imperatori, qual direttore della facoltà legale a Pavia visse sino al 1825 senza mai ritrattarsi; e vecchissimo pubblicò la Perfettibilità dell'umana famiglia e alquante poesie, vantandosi carico d'anni e di scomuniche. Ebbe esequie onorevolissime e un monumento nell'Università, ma l'edizione che si cominciò delle opere sue complete non ebbe lo spaccio che speravasi dalla proibizione, e lasciossi in tronco564.
      Il suo amico Zola, col quale studiava una specie di conciliazione tra il filosofismo francese e la fede richiamata ai primordj, avea ricevuto i favori dell'imperatore Giuseppe, che avendo trasportato da Roma a Pavia il collegio romano ungarico, ve lo collocò rettore con lauto trattamento, e gli offerse così un nuovo mezzo di diffondere fra' giovani il rigorismo. Pubblicò allora il Piano d'una riforma ecclesiastica, e per qual modo i principi cattolici possano riuscirvi (1790): ma quando salì imperatore Francesco II, egli fu congedato, assegnandogli, è vero, la pensione di quattrocentrenta zecchini, e gli onori e le insegne del posto, non men che al Tamburini. Al venire de' Francesi fu rimesso in posto, ma essendosi allora soppresso il seminario generale, egli tornò in patria, e sebbene vedesse la nazione bresciana decaduta troppo dalla prisca floridezza, v'accettò la cattedra di eloquenza.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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