GLI
ERETICI D'ITALIA
DISCORSI STORICIDI
CESARE CANTÙ
Oportet hæreses esse ut et qui probati suntmanifesti fiant in vobis.
San Paolo I ad Corinthios II. 19.
VOLUME TERZOPARTE SECONDA
TORINOUNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE
Via Carlo Alberto, casa Pomba, Nº 33
1866
DISCORSO LV
L'ERESIA POLITICA.
La rivoluzione francese, protesta e decisa rivolta contro la tradizione civile e la dottrina teologica, colla smisurata tirannia che è resa possibile dal surrogarsi della forza materiale al corso regolato della forza morale, dapprima obbligò il clero a quell'abominio che s'intitolò costituzione civile, giurata da molti, e in cui conformità molti preti s'ammogliarono senza acquistare la fiducia del popolo, il quale la riserbava a coloro che subirono povertà e martirio. Dappoi montata in frenesia, avea tentato abolire con tutto il passato anche Dio, asserendo doversi ricominciare da capo il corso dell'umanità secondo il tipo che, facendo astrazione dai fatti, le esibivano i filosofisti; e provvidenza, ordine, bene, immortalità dichiarando ipotesi, a cui surrogava le altre di fatalità, male, forza, niente.
Poco appresso riconosceva la necessità d'un Dio; e dopo un secolo di preparazione, dopo svigoriti i caratteri e invigoriti gli ordigni del Governo, la ragione nel suo apogeo inventava una religione, che fu il più stolido dei culti, subito inabissato sotto i fischi universali.
Revellière Lepeaux, uno dei direttori, che aveva inventato questo assurdo culto teofilantropico, scriveva al giovane Buonaparte conquistatore d'Italia, il 21 ottobre 1797: «Bisogna impedire che diasi un successore a Pio VI: profittar della occasione per istabilire a Roma un governo rappresentativo, e liberare l'Europa dalla supremazia papale». Ma Buonaparte, genio dell'ordine e dell'autorità, invece di stancar la pazienza dei preti, come gli si ordinava, nè di secondare le beffarde antipatie de' suoi amici, che rideano d'ogni abito diverso dal loro, trattò col papa, bensì da vincitore, ma con riguardi come se avesse centomila bajonette.
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