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      Il Consalvi ministro di Stato ricusava prender parte alle guerre di Napoleone, non meno che alle coalizioni ostili ad esso: ma avendo questi rotto nìmicizia al regno di Napoli, i capibanda comparvero nelle montagne limitrofe al reame, eccitando le popolazioni alle armi; in Roma si costituirono due comitati, e coglievasi ogni occasione di palesar odio al prepotente francese. Napoleone se ne lagnava, ed è curioso il veder quanto allora insistesse perchè il papa cacciasse da Roma Vittorio Emanuele, i cui successori vorrebbero ora cacciare da Roma il papa.
      Ormai nei concetti del conquistatore più non restava luogo a prudenza o moderazione, più non sapeva arrestarsi sulla curva, che pareva sollevarlo al vertice e lo portava all'abisso. Risoluto d'involger anche le credenze e il culto nel despotismo amministrativo, pensava impossessarsi del restante Stato pontifizio. A chi gli mostrava come un papa senza regno sarebbe di necessità servo ad un re, e in conseguenza repudiato dagli altri. Napoleone rispondeva: «Finchè l'Europa riconobbe diversi signori,» certo non era decente che il papa fosse soggetto a uno in particolare. «Ma ora che l'Europa non riconosce altro signore che me?» Vale a dire che, dimenticando esser il papa capo non della sola Europa, metteva come condizione necessaria della sudditanza di quello la servitù di tutti i popoli570.
      Pure lo sbalzar di seggio un regnante, da cui testè egli aveva chiesta la sacra unzione, produrrebbe impressione sinistra; per ciuffare un piccolo territorio, per sottomettere il più debole e inoffensivo de' principi, rischiava di veder scandolezzate le coscienze cattoliche, dissipato il dogma dell'autorità, ch'egli tanto faticava a ripristinare: e la Chiesa potrebbe colpire ancora di maledizioni la fronte che testè aveva consacrata.
      Che importa? più egli non tollera alcuna volontà reluttante alla sua; Pio continui ad essere papa, ma non impacci i grandiosi divisamenti del guerriero; nè Roma neghi all'imperatore quell'obbedienza che gli rendono Milano, Venezia, Firenze, Napoli.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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