Allora obbliga tutti i Capitoli dell'impero e del regno a rispondere a tal dichiarazione. I più in Italia vi aderirono; tanto pareva impossibile resistere a un così forte: anzi i nostri aggiungevano che il corpo dei vescovi in attività rappresenta la Chiesa; che qualunque istituzione di Roma è affatto estranea alla gerarchia ecclesiastica nel governo della Chiesa; che l'istituzione canonica e la professione di fede e di obbedienza sono restrizioni, messe tardi dai pontefici alla podestà vescovile, la quale è d'origine divina al pari della papale571.
Coloro che credono tutto novità perchè non vogliono la fatica di guardare ciò che fu jeri, comprendano che, anche vivi noi, bollí quanto oggi quel conflitto, deplorabile ma forse necessario, della potenza materiale colla morale, del sistema politico col religioso, del popolo vero col popolo letterato e officiale.
Forte dell'altrui pusillanimità, Napoleone intima a Parigi un Concilio di tutti i prelati del regno e dell'impero, assumendosi la parte che Costantino imperatore sostenne al Concilio di Nicea. A quell'assemblea fu proposto: «Il papa può, per ragioni temporali, ricusar il suo concorso agli affari spirituali? - Non sarebbe dicevole che il concistoro fosse composto di prelati di tutte le nazioni? - Può il papa rovinar la Chiesa col ricusare l'istituzione ai vescovi? - Come prevenire che il papa non diffonda bolle di scomunica, eccessi repugnanti alla carità cristiana e all'indipendenza dei troni?».
Ma i vescovi congregati ripigliarono quel coraggio che disgiunti aveano perduto, e proposero una questione pregiudiziale; se avessero diritto a radunarsi senza il beneplacito del pontefice. Per tanto elusero le quistioni; spedirono al papa la loro sommessione, e l'imperatore affrettossi a scioglierli. Così fu causato l'imminente pericolo d'uno scisma.
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