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      Il granduca rispose che i suoi maggiori aveano creduto far bene; n'erano stati lodati da gran personaggi, e non potrebbe or fare innovazioni che gli renderebbero meno affezionati i popoli. Glielo diceano gli avvocati.
      Ne' paesi dominati dall'Austria vigevano le sospettose restrizioni giuseppine; nelle scuole insegnavasi sul Van Espen; si ristampavano le opere del Tamburini e i Commentaria de jure canonico che nel 1788 avea pubblicati Domenico Cavallari per uso delle scuole napoletane: talchè i Cattolici liberali, sentendo tale tirannide pesare sopra la Chiesa, prevedevano che la libertà di questa non sarebbe sperabile finchè libera non fosse l'Italia. «Certo (scriveva il padre Lacordaire) l'elemento rivoluzionario e anticristiano è molto a temere; ma esso s'alimenta principalmente delle generali passioni del patriotismo, e da questa fortezza bisogna cacciarlo con una guerra da potenza a potenza, dove si ha probabilità di vincere il nemico sul campo, o di frenare al tempo stesso lo spirito anticristiano e rivoluzionario..... Presto o tardi l'Italia sarà libera, e raccolta in una confederazione liberale e cristiana. Prima di questo fatto, la Chiesa non ripiglierà il terreno che ha perduto dopo Lutero. L'Italia libera è il papato liberato, per quanto contrarie sieno le apparenze; e senza il papato sciolto dallo straniero, e dall'assolutismo austriaco, non è possibile ricondurre i popoli all'ovile «della fede574».
      Prima che giungesse quel desiderato momento, il nuovo imperatore d'Austria, istrutto dalle terribili lezioni del 1848, proclamò la libertà della Chiesa, indi la sistemò col concordato del 15 agosto 1855 «per mettere in armonia le relazioni fra lo Stato e la Chiesa colla ben intesa prosperità dell'impero». Era il più ampio che nell'età moderna si formasse, e perciò il più impugnato.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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