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      Il suo Saggio sull'indifferenza in fatto di religione fu tradotto da un insigne scrittore, apologista egli medesimo, e piaceva ripeter con esso che «senza papa non v'è Chiesa cattolica; senza Chiesa non cristianesimo; senza cristianesimo non religione; senza religione non società».
      Ebbero qui alquanti proseliti: e in quel senso procedeano fin all'esagerazione le Memorie di Modena e la Voce della verità, dove Cavedoni, Baraldi, Galvani, Schedoni, Rosmini, Canosa, Monaldo Leopardi ed altri non solo difendevano ma assalivano. Come ostrogoti erano costoro denunziati dai volteriani, che presumeano colpirli d'una fittizia impopolarità.
      Mentre le matematiche posavano il Dio astratto de' geometri, la chimica colle storte e il microscopio cercava la monade, l'anatomia e la fisiologia rimpastavano il Dio vivente degli Ebrei, erasi cominciata anche la riazione storica nel quadro stupendo e providenziale de' progressi dell'uman genere additando il Dio personale, creatore e redentore de' Cristiani. Allora si chiariva la logica de' fatti, per cui da certe situazioni derivano altre regolarmente non fatalmente. Contro un radicalismo ingrato quanto cieco, mettevansi in luce le opere de' padri, mostrando come le cose ebbero la loro ragione di essere; che non sono le verità fondamentali che variino, e neppur le loro reali applicazioni, bensì il modo d'applicazione in circostanze e condizioni variabili. Allora si cessava di osservare con leggerezza bernesca il passato, e di deriderlo sol perchè passato: si cercava la verità che sta sotto alle legende popolari e alle convenzioni da scuola come i classici sotto ai palimsesti, e si mostravano glorie e imprese italiane, e stupende dottrine, e sante azioni in quel medioevo, che gli accademici cortigiani, perchè ne tornava conto ai re, aveano dipinto come un grande abisso fra la civiltà pagana e la moderna.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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