Insieme ricordavasi come i fedeli, se avanti tutto sono cattolici, appartengono anche ad un'associazione civile, a un popolo, a una patria, per le cui sorti non possono restare indifferenti: anzi sono solidali di quanto le accade, e devono contribuire alla prosperità di essa. Perocchè storia e politica non si scompagnano: la storia è la politica d'un tempo: la politica è la storia d'oggi; onde il soggetto è sempre lo stesso, anche a gran distanza; è l'uomo, è la società odierna: sicchè non fa meraviglia se vi si trovano gli stessi amici a lodare, gli stessi avversarj a combattere.
Di qual peso fosse tale riabilitazione storica apparve dal furore con cui fu assalito chi più vi adoperò alta imparzialità di spirito e sincera indagine del vero. Ma è notevole come il ravviamento di studj buoni provenisse da laici, in testa ai quali collochiamo Alessandro Manzoni, che mentre le poetiche ispirazioni attingeva dalla Bibbia e dalla fede, combatteva invincibilmente le accuse che la dotta plebe lancia alla morale cattolica. Egli si rallegrava che «tra gli orribili rancori che hanno diviso l'Italiano dall'Italiano, almeno non si conosce il religioso; le passioni che ci hanno resi nemici, non hanno almeno potuto nascondersi dietro il velo del santuario»576. A quanto diversa scena dovette poi partecipare!
Sfavillò in questa scuola l'abate Vincenzo Gioberti torinese, che comparve dapprima con tutte le armi della scienza, i vezzi dell'arte, i compatimenti della carità, le modestie della fede. Applicatosi alla filosofia dell'ente, impugnava risoluto come causa di tutti i mali il razionalismo, incarnato in Lutero per abbattere l'autorità della Chiesa, in Cartesio l'infallibilità della Bibbia, in Kant la validità della metafisica cristiana; talchè a restaurar la filosofia in Italia trovava necessario il ritorno alle istituzioni cattoliche.
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