Imperocchè coloro i quali si confidano che l'uccello grifagno non aspiri a dar di becco su qualche nuovo boccone d'Italia, finchè possa mangiarsela tutta, s'ingannano di gran lunga, e piangeranno un giorno amaramente, ma senza rimedio, la loro stolta fiducia»577.
Volle poi amplificare uno smodato elogio all'Italia, mostrando come a lei competesse la primazia fra le nazioni, principalmente perchè sede del papato, antica tutela e novella speranza della nazione, centro jeratico e vincolo religioso e morale dell'universo; e dove Roma è «ai dì nostri asilo inviolabile di civile tolleranza e ricetto ospiziale, aperto a tutti gli uomini onorati, specialmente se infelici, qualunque sia la setta a cui appartengono». V'è pagine mirabili di fede e di verità storica, ma innoculava al paese una superbia, che doveva immensamente pregiudicare. Ivi esalta l'efficacia degli Ordini religiosi; ivi ridesta la teoria patristica che la Chiesa è anima delle nazioni e della civiltà, e i papi sono arbitri dei regni; al tempo stesso che il siciliano padre Ventura sosteneva esser il potere politico subordinato all'ecclesiastico, quanto il domestico al politico.
Il Gioberti, quasi avesse paura de' suoi asserti, professava non aver fatto che dedurli dal Balbo, dal Cantù, dal Manzoni, dai quali era nata una scuola che intitolarono Neoguelfa. Nell'indeclinabile conflitto tra la Chiesa e lo Stato, cioè fra il popolo e i governanti, eransi appigliati al partito, per cui giganteggiarono Milano, Firenze, Napoli, Venezia; quello cioè che alla supremazia armata dell'imperatore preferiva l'autorità morale del pontefice; ed, oltre il resto, vi vedeano un mezzo di far prevalere l'idea nazionale alla dominazione forestiera. Nel paese, ritemprato dai lunghi dolori, voleano ristabilire concordia e dignità, surrogare il culto della libertà all'orgia della rivoluzione, far della fede meglio d'una speculazione che tutto vuol conciliare nel vago, e che non è nè un alimento nè un freno; dallo scherno volteriano, o del credere unicamente nel Dio de' galantuomini, ricondur i nostri al Dio vivente, personale, creatore e redentore.
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