Leone XII, succedutogli il 28 settembre 1823, continuava le cure pastorali contro «l'irruente empietà e contro la meticolosa politica, invasata dalla paura de' forti e oltrecotante coi deboli»: e aveva divisato riformare le regole de' frati, riducendoli a tre soli Ordini; uno di regolari, poveri, di scienza discreta e tutti cuore, che coadiuvassero ai parroci, servissero al popolo, e si sagrificassero negli ospedali; uno tutto per l'educazione e istruzione della gioventù, e per propugnare gl'interessi della religione e del buon costume; uno di contemplativi che salmeggiassero e predicassero, mirando all'evangelica perfezione. Ripristinò il Sant'Uffizio, estese i privilegi della manomorta, e ai Gesuiti affidò il Collegio Romano col museo e l'osservatorio.
Volle attestare la indipendenza di Roma col pubblicare il giubileo, che più non erasi fatto dopo il 1775: cioè, malgrado le paure dei re e dei politici, invitar i devoti di tutto il mondo a venir a Roma, dove, «oltre i tesori della grazia, vedrà riuniti i più augusti monumenti della religione, tanti preziosi pegni dell'amor che il Signore attestò alle porte di Sion con maggior profusione che a tutti i padiglioni di Giacobbe; affrettinsi al monte dove piacque a Dio d'abitare. O Gerusalemme! voglia Dio che vengano a te colla fronte a terra i figli di coloro che l'hanno umiliato, e che adorino le orme sue quei che ne son fatti i detrattori. A voi specialmente ci volgiamo con tutta l'affezione del cuore apostolico, a voi che, separati dalla vera Chiesa di Cristo, e allontanati dalla via della salute, ci fate gemere sul vostro stato. Consentite al più affettuoso de' padri la sola cosa che manca all'allegrezza generale, cioè che, chiamati dall'ispirazione dello Spirito superno a goder della luce celeste, e rompendo le barriere della separazione, partecipiate ai sentimenti della Chiesa madre nostra comune, fuor della quale non v'è salute.
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