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      Noi apriremo il cuore alla gioja, vi riceveremo con allegrezza nel nostro seno paterno; benediremo il Dio d'ogni consolazione, che nel più gran trionfo della verità cattolica ci avrà arricchiti di tutti i tesori della sua misericordia».
      Noi non siamo costretti a giudicare le ordinanze civili di lui: basti che fu tacciato di far troppo, come di far poco il succedutogli Pio VIII (31 Maggio 1829), più rassegnato che lottante, e che breve durò.
      Il dottissimo cardinal Maj, nell'orazione solita recitarsi in conclave de eligendo pontifice, diceva ai cardinali: «Dateci un papa che sia per la fede Pietro, per costanza Cornelio, per felicità Silvestro, per eleganza Damaso; abbia di Leon Magno la nitida eleganza, di Gelasio la dottrina, di Gregorio Magno la pietà, di Simmaco la fortezza, di Adriano l'amicizia de' principi; sia per la concordia delle Chiese Eugenio, pel patrocinio delle lettere Nicolò, per grandezza di pensamenti Giulio, per liberalità Leone, per santità Pio V, per vigor d'animo Sisto: e per non ricorrere solo le prische età, dateci un pontefice cui non manchino nè l'erudizione di Benedetto XIV nè la munificenza del sesto Pio, nè la forza e benignità del settimo, nè la vigilanza di Leone XII, nè la rettitudine di Pio VIII».
      Gregorio XVI saliva papa il 2 febbrajo 1831 mentre l'Europa era sommossa da una nuova rivoluzione di Francia, che al ripristinato diritto divino surrogava quello delle moltitudini e della sollevazione. E una scoppiò nelle Romagne nell'interregno, ma ben presto l'Austria tornò all'obbedienza dei duchi e del papa l'Italia media, colla solita necessità di repressioni e la solita sequela di odj. Quanto inesperto delle cose politiche tanto fervoroso per la causa di Dio e la santa maestà del dogma, Gregorio XVI secondò la revivescenza cattolica in Italia e fuori579; infervorava ai doveri religiosi; ostava alle eresie ripullulanti; riformò i concordati col Piemonte e con Modena; lottò colla Spagna e colla Svizzera che molestavano la Chiesa; scomunicò i fautori della tratta dei Negri; denunziò alla cristianità il re di Prussia, che a cagione de' matrimonj misti teneva in carcere l'arcivescovo di Colonia; all'imperatore di Russia rinfacciò i maltrattamenti usati ai Polacchi, e additandogli le ruine del palazzo di Nerone diceagli: «Ecco quanto resta de' persecutori de' Cristiani».


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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