Questo restar indifferenti allo strazio de' nostri vicini repugna alla carità; ma la politica stessa se ne ride; ed oltre ripristinare coll'armi i principotti d'Italia e il pontefice, le Potenze vollero intromettersi dell'assetto interno, fino a pronunziare che lo Stato Pontifizio era mal governato, e dar suggerimenti ufficiali al suo principe. S'aperse con ciò l'èra nuova della rivoluzione, che comparve armata della penna dei diplomatici e delle ambizioni dei re, i quali faceansi alleati e complici delle società segrete istituitesi contro di loro, e subillatori dell'eresia che prima era da essi combattuta. Se l'aveano suggerito i regnanti, ben poteano i Romagnuoli domandare a gran voce la secolarizzazione degli impieghi e l'applicazione di codici stranieri: sicchè il malcontento poteva palliarsi di legalità, e farsene organi or elegiaci or ditirambici anche persone dedite all'idea carbonarica, ma repugnanti dalla Giovane Italia, quali Massimo D'Azeglio o il dottore Farini. A tale manifattura d'anarchia trovavano alleati troppi interessi e passioni; malcontenti che volevano annessi i paesi pontifizj al regno di Napoli o al Piemonte o sin all'Austria; Inglesi che bramavano crollasse il papato; Tedeschi che voleano impiantare il protestantismo nella sede stessa del cattolicesimo; avvocati che agognavano l'occasione di declamare in un parlamento o di regnare in un ministero; rivoluzionarj che erano sicuri di riuscire contro un trono che non vuol difendersi con un esercito, sicchè la minima insurrezione basta ad abbatterlo; napoleonici, che di quel paese farebbero il punto d'appoggio per sollevare tutta Europa. Il governo di Luigi Filippo non poteva reprimere la rivoluzione da cui era nato: e poichè nel paese suo era cominciata nuova guerra contro il ridestato zelo del clero, indicato col nome di Gesuita, si mandò ambasciadore a Roma un antico fuoruscito, il carrarese Pellegrino Rossi.
| |
Italia Potenze Stato Pontifizio Romagnuoli Giovane Italia Massimo D'Azeglio Farini Napoli Piemonte Austria Inglesi Tedeschi Europa Luigi Filippo Gesuita Roma Pellegrino Rossi
|