Quanta invece avessero potenza i loro avversarj fu chiaro dal caso del Gioberti. Nel Primato d'Italia volendo retoricamente mostrare come la nazione nostra sovrastasse a tutte le altre, l'udimmo magnificare e l'autorità pontifizia, e i sostegni di essa, i Gesuiti. Coloro che adorano un idolo purchè fatto a loro modello, gliene vollero male, e lo punzecchiarono tanto, che egli, supremamente bisognoso dell'aura vulgare, onde purgarsi dalla taccia di gesuitante, «da acqua tepida si convertì in lava», buttò fuori i Prolegomeni, ove cantava la palinodia, poi il Gesuita moderno, ove in cinque grossi volumi rivomitò (come si disse) il vomito di tutti i precedenti, e con menzogne elevate fin all'assurdità tolse a mostrare che i Gesuiti «son anime dure e spietate, anime di ferro; impenetrabili ai sensi più sacri, ai più nobili affetti; cime d'orgoglio di un crudo ed inessicabile egoismo; pronti alla frode, all'impostura, alla calunnia, sforniti di viscere, apostoli d'inferno, ministri di perdizione, insomma il nemico più funesto e terribile che siasi veduto ne' tempi moderni di ogni vivere umano e cristiano». Nominava e infamava persone vere e vive, come erangli denunziate da amici; e sopra denunzie altrui assicurava che nelle scuole gesuitiche «si predica una morale ribalda, che non ha di cristiano che le sembianze; un costume di cui gli onesti Gentili si vergognerebbero; una giustizia che contraddice alle leggi pubbliche, e non può avere altra sanzione che quella degli scherani».
Il secolo critico avrebbe osato revocarlo in dubbio? Ma a chi gli avesse chiesto ragione della diametrale contraddizione, il Gioberti rispondeva averli lodati per far prova di convertirli, ma uscito vano il tentativo (in pochi mesi) aver chiamato il pan pane585. L'illustre Pascal, interrogato dalla marchesa di Sablè se delle accuse che lanciava in quelle Provinciali, che furono definite immortali bugiarde, fosse egli ben accertato, rispondeva che l'assicurarsene era dovere di quei che ne lo informavano; a lui non incombeva che di servirsene586. Siffatta doveva pur essere l'opinione del Gioberti, che vivendo lontano, non era istruito del paese se non per lettere di pochi preti, come ce ne chiariscono il suo carteggio stampato, e più quel che abbiamo di non istampato587, e di là trasse tutta quella spazzatura di sacristia, di cui infarcì dettature, nelle quali Iddio lo colpì di mediocrità.
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