Come ciò si combinasse colla sua devozione quasi idolatrica pel papato lo cerchino quei che pretendono coerenza in coloro che orzeggiano secondo il vento dell'opinione. Ben deplorevole è che ne nascessero baruffe da trivio, e persone oneste e venerande restassero esposte a insulti di piazza, e presto a violenze pubbliche. Perocchè i primi esperimenti della rivoluzione furono dapertutto il cacciare a furia i Gesuiti, nè molto esagererebbe chi dicesse che tutti i preti ne godettero. Ciò fin dall'ore rosee delle riforme. Dappoi che si stabilì il sistema rappresentativo, o per l'insita avversione delle sêtte a quanto sa di Chiesa, cioè d'autorità e di conservazione, o per istornare gli occhi dagli errori e dagli abusi proprj, il governo sardo suscitò garriti religiosi, e minute persecuzioni. Non che abolire la revisione ecclesiastica, alla revisione civile sottopose gli scritti dei vescovi. Protestavano questi contro tale indegnità, e con monsignore Charvaz dicevano: «L'intera libertà noi vogliamo, per la quale coll'errore può diffondersi anche la verità, e la religione parlare senza bavaglio: non vogliamo una mezza libertà, per la quale resti la revisione d'un tribunale non competente in materia religiosa; una mezza libertà, la quale, col pretesto che una parola inceppi il Governo, possa inceppare la libertà religiosa e sociale».
Di tal pretensione si scandolezzarono i liberali, e più quando i vescovi, adunatisi a Villanovetta, pronunziarono che agli ecclesiastici spetta il pieno esercizio de' diritti politici e civili quanto ad ogn'altro cittadino, ma devono astenersi da ogni discussione politica, dai circoli, dalle elezioni, da uffizj pubblici, dal legger abitualmente i giornali, qualora non siano autorizzati dal vescovo: non potersi, a norma dello Statuto, senza l'approvazione ecclesiastica pubblicare Bibbie, catechismi o libri che trattino ex professo di religione; e proponeano una riforma delle curie vescovili, col consenso del pontefice.
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