Ai varj messi spediti a trattarne era impossibile riuscire ad accordi, atteso che Roma non potea transigere sovra i principj, e il governo Sardo era omai schiavo di quella che s'intitola opinion pubblica. Il conte Siccardi spedito a tal uopo, ne tornò irritato, e presentò al Parlamento un progetto di legge per rifondere la giurisdizione ecclesiastica in materia temporale. Inviperite le plebi, fra le escandenze di queste fu passata la legge, che aboliva il privilegio del fôro, il diritto d'asilo, le pene per l'inosservanza delle feste; imponeva la sanzione regia ai corpi morali per acquistare beni o ereditarne. È la legge del 9 aprile 1850, rimasta famosa col nome di Siccardi; e in Torino si eresse una piramide a perpetua memoria di franchigie che da mezzo secolo589 possedeano tutti gli altri paesi d'Italia; pure la regia firma non fu consentita agli articoli che toglievano l'osservanza delle feste, e riducevano il matrimonio a contratto civile.
Roma protestò; richiamò il nunzio da Torino, e non volle riconoscere il Pinelli, mandatole affinchè accettasse il fatto compiuto, e rimovesse il Franzoni arcivescovo, tenuto corifeo dell'opposizione clericale, e che avea proferto la legge civile non poter dispensare il clero dagli obblighi speciali, impostigli dalla Chiesa, e prescriveva qual contegno dovesse tenere rimpetto ai tribunali civili. Di aver ciò stampato gli si mosse processo in paese di libera stampa, e alla citazione non essendo egli comparso, fu chiuso nella cittadella: fatto nuovo e inaudito, dice lo storico succennato nello sbeffeggiare questo martire: al quale però serviva di conforto il giungere condoglianze e incoraggiamenti d'ogni parte, un pastorale dai fedeli sardi, un anello da quei delle chiese d'Italia, un calice dai Francesi.
Ammalatosi intanto il conte di Santarosa ministro, gli si negò il viatico se non ritrattasse la partecipazione che aveva avuto a quelle leggi.
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