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      Riponendo ogni progresso nel livellare (continuano) a questi atti pretessete il titolo di eguaglianza, quasi la Chiesa pretendesse dare l'exequatur alla nomina del re o del ministro o del senatore, e stabilire qual bandiera, che divise, quanti soldati aver deva lo Stato, e come regolare i collegi militari o di marina, o impedirvi d'opprimere di tributi i cittadini. La società non tollererebbe più un clero privilegiato e dominante, ma forse la Chiesa aspira a questo titolo? Non chiede privilegi, vuol l'eguaglianza, vuole poter seguitare i proprj statuti che sono i canoni e le disposizioni conciliari, in quanto non repugnano al diritto comune; vuol garantiti i diritti che spettano a' ministri e membri suoi secondo quegli statuti.
      Viepiù il raziocinio e le azioni scompigliò la aspirazione di conquistare Roma, sempre coll'ombra di quistioni accessorie offuscando le verità fondamentali. Nella meschinità de' concetti moderni si suppose che i contrasti della società secolare contro l'ecclesiastica nel medioevo mirassero a togliere a questa gli Stati Pontifizj, e si arrivò persino a fare di Dante l'apostolo, anzi il profeta d'un'unità italiana, di cui fosse capo un imperadore sedente a Roma; nel veltro allegorico di lui s'adombrò un re moderno, al quale un prete in pubblica solennità gridò, Vieni a veder la tua Roma che chiama. Chi serbava ombra di senno non potea dimenticare che quelle parole erano dirette ad Alberto d'Austria, cui il poeta minacciava il giusto giudizio di Dio se non venisse qua ad inforcare gli arcioni di questa Italia, fatta indomita e selvaggia.
      Se la fede di Cristo fosse stata applicata nella sua pienezza, la pace avrebbe regnato nel mondo come in una famiglia; cor unum et anima una; con un solo simbolo per conoscere il suo Padre, una sola morale per servirlo, un culto per adorarlo, un cuore per amarlo, un pastore per condurci, eliminando dalla fraternità universale quelle irose ambizioni, che sopra migliaja di vittime erigono la gloria degli eroi.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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