L'Europa s'indignò alla prepotenza, ma ancora Abele fu il vincitore; e i popoli, appena ebbero rovesciato Napoleone, non ebbero premura migliore che di veder restituito al papa il suo dominio. Ma più che da quel misto di protestantismo e di misticismo che fu la Santa Alleanza, lo Stato pontifizio restava garantito dal confinare con principati non superiori di forze; e quando la sommossa del 1830 minacciò l'indipendenza del regnante di Roma, le grandi potenze d'Europa s'accordarono a restituirgliela piena.
Poi Pio IX credette maturo il paese agli ordini civili che il secolo nostro proclama; e con timidezza ma con sincerità, inesperto, scrupoloso, incoerente, ma tutto equità e benevolenza procedendo, si fece ammirare da tutto il mondo come nessun suo predecessore, e benedire dall'Italia, della quale egli fu che cominciò il rinnovamento, e sulla quale attirò l'attenzione di tutta Europa come negli splendidi giorni del papato.
Presto si trascese; non si seppe cacciar lo straniero, bensì il papa: Pio IX dovette fuggire dal suo paese che cadde in preda all'anarchia; e le aspirazioni de' Neoguelfi cedettero alle ambizioni dinastiche e alle astuzie dottrinarie. Il regno sardo pensò allora rifarsi delle sofferte sconfitte, e acquistare predominio in Italia coll'andar a ristabilire in trono il papa. I deputati savojardi, imperterriti sostenitori del partito conservatore e religioso, mal soffrivano una spedizione che poteva tornar utile alla repubblica romana, o minacciare gli altri principi per ingrandire il regno sardo, col che sarebbesi dovuta cangiar la capitale, e con ciò dare il crollo al regno601. Più l'avversavano i liberali, e gli atti del Parlamento del 1849 meritano esser letti per vedere sino a qual punto possa trascender la retorica, e come vi si producessero già que' sofismi, che tratto tratto ripullulano sulla sovranità popolare o sull'autorità pontifizia.
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