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      A detta sua, non può annoverarsi fra gli Stati uno che non basta a conservarsi e difendersi con forze proprie, ma è costretto puntellarsi d'armi straniere contro i sudditi, attenti ad ogni occasione di ribellarsegli, e che hanno diritto ad effettuare l'unità d'Italia, e perciò disfarsi di quel governo. Al papa dunque suggeriva di ovviare i disastri imminenti alla Chiesa col rinunziare al dominio terreno. Aggiungeva che il vescovo di Roma non può abbandonar la sua sede: asserzione contraria ai fatti di tanti pontefici e dei tanti vescovi in partibus, i quali niuno vorrebbe obbligar a rimanere là dove sono spogliati, avviliti, percossi.
      In tal senso sporgeva una supplica, dove, confessatane la supremazia sui vescovi, pregava il papa a far pace coll'Italia, e lasciare che Roma divenisse capitale del nuovo regno. La petizione girò, e fu firmata da centinaja di preti, alcuni per verità in buona fede e per desiderio di concordia, ma pure presumendosi più teologi del papa, più politici dei consiglieri di esso.
      Poco andò, e l'ispiratore vedea diminuirsi la sua autorità, e grandissimo numero degli aderenti far solenne ritrattazione: ma ciò che fu notevole, e che discerne l'età nostra dal Cinquecento, si è che neppure un vescovo sottoscrisse all'indirizzo passagliano. Molti vi diedero risposta, esagerando come si fa nelle politiche effervescenze: e domandavano: «Siete voi cattolico? - Sì. - Dunque dovete seguire la Chiesa e il papa. - Ma Chiesa e papa ingannano i fedeli e insegnano il falso - Dunque separatevi dalla Chiesa e dal papa; siate francamente protestante, e dateci il simbolo vostro come vera religione»605.
      Alle minaccie de' forti, come ai suggerimenti de' sofisti, Pio IX rispondeva una sublime e indomabile parola, Non è lecito. La Chiesa fu solita riconoscere i Governi di fatto, e ampiamente l'avea spiegato Gregorio XVI nella bolla Sollicitudo Ecclesiarum del 7 agosto 1831. Disputandosi la corona di Portogallo don Michele e donna Maria da Gloria, il primo mandò a Roma per provedere i vescovadi vacanti; e Gregorio, sull'esempio de' suoi predecessori, dichiarava che «se per necessità ecclesiastiche attribuisse ad alcuno un titolo di dignità anche regia, o gli spedisse legati, o trattasse o stipulasse con esso, non dovea tenersi cresciuto il suo o scemato il diritto di altri; avvegnachè si mirava solo a condurre i popoli alla felicità spirituale ed eterna». Chiedeasi dunque che anche Pio IX riconoscesse il fatto del regno d'Italia: ma i difensori della Chiesa rifletteano che oggi non trattavasi d'altri principi spodestati, sibbene del capo stesso della Chiesa.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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