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      I Cattolici, trovandosi più sempre conculcati, pensarono premunirsi costituendo una «Associazione cattolica per la difesa della religione» che, secondo i suoi statuti, doveva aver un capo a Bologna, rappresentanti nelle varie città, ma tutti notificati al Governo, e tenersi estranea a qualunque azione politica, perfino alle elezioni. Subito dalle mille voci fu denunziata come una grande cospirazione austro-borbonico-clericale, «una vasta rete di congiurati per vituperare e combattere le disposizioni del Governo sulle faccende ecclesiastiche, procacciare nemici con la stampa, conturbare le coscienze, eccitare il fanatismo e l'intolleranza delle plebi sotto il pretesto di scuotere l'indifferentismo religioso in Italia; stabilire insomma una sètta ordinata, numerosa e compatta per mettere in rovina il potere, e rovesciarlo alla prima occasione propizia»611.
      A queste ombre dà corpo il partito che s'intitola liberale, e che dice al potere, «Ajutami ad abbattere i clericali»: poi dirà al popolo, «Ajutami ad abbattere il Governo»: infine dirà alla ciurma, «Ajutami ad abbattere Governo e popolo». Di applicare quel che, nel diritto nuovo, chiamasi libertà, cioè l'arbitrio del Governo, opportunissima occasione trovò allorquando il regno d'Italia, approfittando della nimicizia rotta dalla Prussia all'Austria, dichiarò guerra a questa per toglierle il Veneto. Mentre si ostentava baldanza per un esercito formidabile e una decantata marina, si finse temere che i Cattolici volessero cogliere il momento per tentare di sconnettere un regno, dove l'unione è decretata e legale, ma non ancor penetrata negli spiriti. Allora dunque i liberali fecero passare una legge de' sospetti (17 maggio 1866), che infaustamente serba il nome di Crispi, per la quale lasciava autorità al Governo di mandare a domicilio coatto le persone che dessero ombra.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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