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      Subito in ogni città, in ogni borgata furono istituiti comitati che origliassero e denunziassero; v'ebbe spie che apersero le lettere, delatori fin tra parenti, fin tra deputati; sfoghi di vendette, prepotenze di magistrati. Universale fu la costernazione, e la servilità de' prefetti e de' sindaci, i rancori degli individui, le passioni de' partiti, la brutalità delle gazzette si accordarono per denunziare i vescovi e i sacerdoti che avevano mostrato o zelo della religione, o dottrina non comune, o fermezza a respingere gli abusi; e quelle persone che si possono calunniare ma non disprezzare, e che non è così facile far obbedire all'iniquità. Principalmente fu colpa, o almeno indizio l'esser appartenuto alla Associazione Cattolica. Secondo le statistiche presentate, seimila ottocenventicinque persone furono proposte per la relegazione, di cui quattromila censettantuno vi vennero sottoposte, anche senza processo; e benchè la legge non parlasse che di domicilio coatto, furono chiusi nelle prigioni dei ladri; appajati agli assassini nel trattamento. I giornali in quel terrore universale risero sardonicamente, esclamando: «Ecco applicata la libertà della Chiesa».
      L'inverecondo strazio lentossi, poi cessò quando ci fu imposta la pace, e il ministero, sotto l'ispirazione migliore parve entrare in concetti più civili e meno illiberali rispetto alla credenza della maggioranza, come diceano, e togliere le inique parzialità. Allora dagli ergastoli, dalle isole, dalle caserme, dai lontani esigli ritornò quella folla di sospetti clericali, contro nessun de' quali erasi potuto procedere legalmente. Allora ancora si permise potessero restituirsi alle sedi i tanti vescovi che n'erano tenuti lontani per paura della loro virtù, e sotto la maschera di salvarli dall'oltraggio del popolo. E per verità quel pugno di persone che in ogni paese usurpa il titolo di pubblico, que' giornali che han tossico nel cuore e fango nel pensiero tentò dapertutto eccitare ire, dimostrazioni, fischi; per lo più prevalse il buon senso: e lasciò sfogo al sentimento devoto e riconoscente dalle plebi, tantochè potette applicarsi a tante diocesi d'Italia quella descrizione che Gregorio Nazianzeno fa dell'esultanza de' Cristiani dopo la morte di Giuliano.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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