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      «Volesse Dio che costoro, i quali oppugnano sì fieramente noi e questa sede apostolica, alzando gli occhi e l'animo alla verità e alla giustizia, ne avessero lume e ravvedimento; e venissero a noi, guidati da salutare affetto di penitenza! Allora vedrebbero come l'augusta nostra religione conduca a privata e a pubblica felicità individui e popoli; dove essa impera, ivi di necessità si ritrovano la vita onesta, l'integrità, la pace, la giustizia, la carità e ogni altra virtù; nè i popoli vi sono percossi dai mali che gli opprimono ovunque essa è conculcata e invisa....
      «Furiosi nemici non cessano di gridare che questa Roma dev'essere partecipe del sovvertimento italico; anzi esserne la capitale. Sperda Iddio gli empj consigli; e non permetta che quest'alma città, dove Egli collocò la cattedra di Pietro, abbia a tornare in quel tristissimo stato, quando la prima volta v'entrò il beatissimo principe degli apostoli. Noi, da ogni umano ajuto quasi deserti, fidenti nel solo ajuto di Dio, siamo apparecchiati a difendere anche col pericolo della vita la causa della Chiesa, a noi da Cristo divinamente commessa; e se fia bisogno, andarcene in qualunque altro paese ove nel miglior modo esercitare il nostro apostolico ministero...
      «Purtroppo non è certo se questa o quell'altra nazione abbia da conservar sempre il tesoro preziosissimo della divina fede e religione. Popoli che un tempo custodivano fedelmente il deposito della fede e la disciplina dei costumi, al presente sono scissi da quella pietra, su cui è fondato l'edificio della Chiesa. Miseri i principi i quali, dimentichi d'esser ministri di Dio pel bene, han trascurato di fare quanto è in loro potere e dovere per impedire che si distrugga il preziosissimo tesoro della fede cattolica, fuor della quale è impossibile piacere a Dio.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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