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      Venite dunque, fratelli, presto venite, che è giunto il tempo d'evangelizzare l'Italia»626.
      E vennero, diffusero libri, moltiplicarono predicazioni e stampe. Fra queste la Buona Novella, giornale dell'evangelizzazione italiana, proponeva un premio di milleducento lire al migliore scritto «sopra la necessità e i mezzi di operar una riforma cristiana in Italia. Convinti che tutti i mali che affliggono l'Italia, di qualunque natura essi siano (!), ha per cagione principale l'ignoranza o l'abbandono dei principj del cristianesimo, e le false interpretazioni date agl'insegnamenti del Salvator degli uomini, dovrebbesi mostrare fino a qual punto il vero cristianesimo sia lungi dall'Italia, e ignoratine i principj; l'indifferenza, l'incredulità, la superstizione invadano le diverse classi della società, donde la decadenza del senso morale, l'indebolimento o distruzione della vita di famiglia; la vita pubblica, le lettere, le scienze, le arti, l'agricoltura, l'industria ed ogni materiale interesse del paese siano incagliati a cagione del suo stato morale».
      Il simbolo di quel giornale era amplissimo «Sia facoltà a chi il voglia di non ammettere l'esistenza di Dio (pag. 109). La libertà dei culti non solo si deve estendere a tutte le credenze religiose, ma ben anche a qualunque setta o accademia o scuola che non riconosca nè religione nè Dio» (pag. 234). Ed assicurava che «tutti i giornali del Piemonte obbediscono a una direzione più o meno protestante e non si stancano di proclamare che la coscienza deve esser libera, e che nessuna potenza della terra ha il diritto di regolare le nostre attinenze con Dio».
      Se ne sbigottirono non soltanto i vescovi nostri, ma i conservatori che vedeano minacciato lo Statuto, il cui primo articolo porta che «la cattolica, apostolica, romana è la religione dello Stato»: e che comprendeano il protestantesimo in Italia non poter essere mai culto e chiesa, bensì strumento di perturbazione e distruzione; sovvertirebbe la vita e le consuetudini dell'universalità del paese, precipiterebbe nell'incredulità formale spiriti già alieni dalla fede positiva e dalle pratiche religiose.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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