Tutto serviva di pulpito per lui; parlava da una finestra, o da un banco di piazza, o da un palco di teatro; suo tema obbligato Francesco II e il papa, sui quali lanciavasi a pugni con una violenza senza esempio. Era curioso vederlo nel palco coperto e pavesato a tre colori, che per lui ergeasi nel Largo del palazzo, vestito di rosso, battersi il capo, darsi pugni nel petto, stringersi come volesse soffocare, lasciarsi cascar melanconicamente sulla sponda; prendersi la testa colle due mani, come volesse staccarsela e avventarla agli uditori... Il padre Gavazzi credeva; di là l'incontestabile sua influenza. Dopo predicato nelle vie parlando di tutto, e facendo decapitare le statue equestri dei re e demolir il forte Sant'Elmo, depose la tunica rossa, e stabilì conferenze meno chiassose in una sala affittata apposta. Per tre mesi quattro volte la settimana, e ogni volta per due ore, davanti una folla accalcata, entusiasta e vestita per bene, inveiva contro il papa con un impeto instancabile. Era una satira oratoria, zeppa d'invettive e sarcasmi, addolcita però da un calor sincero, che attestava com'ei credesse. La domenica rinunziava affatto alla discussione, per insegnare piamente il Vangelo. Non so se questa melodia cristiana facesse molta impressione dopo il batter dei tamburri e le fucilate: ma quest'uomo strano, che aveva il demonio in corpo sulla piazza pubblica, diveniva tutto unzione quando cadeva a ginocchi».
Tiriamo queste parole non dal Perrone o dal Pellicani suoi smascheratori, ma da un panegirista, Marco Monnier, che scrisse sopra Napoli eretica e panteistica. Un altro ammiratore ce lo dipinge sulla piazza del Crocifisso a Messina e di San Francesco di Paola a Napoli, ad inveire contro i Borboni e i Gesuiti, predicare l'unità d'Italia e il re galantuomo; proporre si trasformassero le statue di Carlo III e di Ferdinando in Vittorio Emanuele e in quel Garibaldi «che in mille battaglie, coll'abito forato come un crivello, non potè mai esser ferito». E soggiunge: «Al teatro San Carlo si ebbe lo spettacolo bizzarro di un frate in camicia rossa, che la vasta e sonora sala facea sonare di parole molto insolite, mentre, rialzato il sipario, attori e figuranti, coristi e ballerini a gruppi, ne' loro vestiti teatrali, si spingeano sul davanti della scena per nulla perdere dello intermezzo inaspettato.
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