Un giorno rappresentavasi la Battaglia delle Donne, e finito il primo atto, il padre Gavazzi s'alzò nel suo palchetto, e prese a parlare di patria, di libertà, di Garibaldi, di combattimenti a Capua, in modo che il popolo entusiasta dimenticò affatto la commedia, e coprì d'evviva l'impresario quando venne annunziare che, attesa la circostanza eccezionale, invece degli altri due atti si darebbe l'inno di Garibaldi634.
Dai primi momenti della rivoluzione si domandò, e pensate se si ottenne dal dittatore Garibaldi un luogo in Napoli, dove esercitare pubblicamente il culto evangelico; gli altri dissenzienti, mercè della legazione prussiana impetrarono pure di aver pubblico tempio; e quivi si combinò come estendere la propaganda nella terraferma e in Sicilia.
Essendo il nome di Valdesi legalizzato da secoli in Piemonte, lo adottarono, quasi desse diritto di fare proseliti, aprir conferenze, cappelle, collegi, e trovarono qualche adepto nella classe media, e padri che vi mandarono i figliuoli. Presa audacia, turbarono qualche volta le funzioni e le chiese: in qualche parte, come a Torre del Greco, vestirono la Madonna coi tre colori; quando si fecero espiazioni per le bestemmie del Renan, un giovane entrò in chiesa motteggiando, e gridò «Morte a Cristo». Di tali e simili atti sdegnato, il popolo diè loro addosso talvolta: ma l'autorità, punendolo col titolo di tutelare la sicurezza personale, non solo diè fidanza ai predicanti, ma arrestò parroci e fedeli che mostrassero avversarli. Taluni, che di prete non serbavano se non l'abito e i proventi, trovarono comodo il mettersi coi novatori, e col titolo di Emancipatori, sotto la guida dello Zaccaro, di Basilio Prota, del Da Foria valdese, formarono una società che repudiava i freni ecclesiastici, e nella Colonna di fuoco, poi nell'Emancipatore sputacchiavano la Chiesa stabilita, e menavano moglie, pur continuando il ministero in chiese interdette.
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